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L’Orologio

dicembre 17, 1993

L’Orologio/periodico del comune di S. Pietro in Casale

Da "Lino e i Mistoterital" a "Cuore" passando per Spielberg

Intervista a Roberto Grassilli, sanpierino "emigrato"

SAN PIETRO TRA ROCK E CARTONI

di Luca Bottura

 

Nato da queste parti 32 anni fa,
famiglia sampierina da quattro generazioniRoberto Grassilli è oggi – dopo un
passato di alfiere del rock "demenziale" – uno dei disegnatori di
punta del settimanale satirico Cuore. Da qualche tempo si è trasferito a
Bologna. In questa intervista si raccontae racconta da un osservatorio
affettuosamente lontano una stagione molto creativa di San Pietro in Casale.
Quella accompagnata dalla musica – due gli album: "Bravi ma basta"
e "Altri Nani" –
di Lino e i
Mistoterital.

Partiamo proprio dall’inizio,
dall’infanzia…

Infanzia felice serena con la
classica dicotomia parrocchia/Pci tipica dei paesi della bassa. Sono rimasto
all’ombra di Don Baroni per qualche anno poi la curiosità mi ha spinto
altrove. 

e saltiamo direttamente
alla vicenda musicale.

Quella inizia al Dams (la
facolt di arte musica e spettacolo dell’universitˆ di Bologna ndr) nel 1983.
Il primo concerto  stato a San Pietro in casale nell’oratorio del ‘600 che sta
accanto alla chiesa. L’ultimo  stato a Baricella nel ’91: siamo rimasti in
zona.  In realtˆ avete girato un
po’ di pi.

E’ vero ma all’inizio erano pi
che altro sagrefeste dell’Unitˆ. Poi il bilancio si  fatto pi serio: circa
duecento concerti tra Bolzano e Avellinodue dischiun po’ di cassetteuna
rassegna stampa alta come un dizionario. E – di questo sono orgoglioso una
citazione nell’enciclopedia del rock che l’Arcana ha appena mandato in
libreria.

L ‘ a I t r o Sampierino 
Stefano Marmocchi.

Si“anche se dopo un po’ le
nostre strade si sono divise. Il suo nome di battaglia era Paul Sino (pronuncia
polsino ndr)il mio Phil A n k a (filanka). Lo coinvolgemmo il giorno prima
del concerto d’ a v v i ograzie all’intercessione di Gianni Fini. Questi era
il Nome tutelare della musica localequello che negli anni ’60 aveva importato
i Beatles. Ha svezzato noi e altre tre generazionicompresi gli Skiantose se
non fossero arrivate discomusic e karaoke sarebbe ancora nei locali a
spopolare. Lo chiamavamofacendo il verso a un caposaldo del rockÇGo Gianni GoÈ.

Demenziale  un’etichetta che
ti  sempre piaciuta

poco

S“anche perch nell’83 i fasti
del ’77 erano acqua passata gli Skiantos non erano il nostro modello. Noi
piuttosto dobbiamo parecchio ai Violent femmesai gruppi che mescolavano
ironia rock duroriscoperta delle radici. Al momento c’erano solo suoni
elettronicipresentare cose acustiche e pi "dirette" era una
provocazione nuova. Che tra l’altro  andata al di lˆ delle nostre aspettative.
Nei concerti dicevamo che si faceva di tutto per non diventare famosima alla
fine la notorietˆ  quasi arrivata.

Qualiall’epocale reazioni
locali?

Buoneabbiamo provato per un
anno in quello che ora  il Centro Alice. I nostri fans pi accesi erano i
componenti della famiglia Sgarzitre fratelli e due sorelle (pi la madre) che
suonano e hanno inciso una cassetta-tributo in cui ognuno di loro canta le
nostre canzoni.

I Due aI b u m style='font-weight:normal'>un’infinitˆ di cassette pirata.

Con la differenzarispetto agli
altriche noi dei nostri demo-tape clandestini siamo orgogliosi. Un nastroIl
prosciutto  il cane, 
style='font-style:normal'>fu 
recensito addirittura dal Mucchio Selv a g g i o quando i dischi
italiani su quelle colonne erano praticamente ignorati. Era il periodo in cui
doppiavamo le cassette in casafacevamo le copertine a manoeppure ci
ritrovavamo in giro per l’Italia col pubblico che intonava i cori su canzoni
ufficialmente mai date alle stampe.

E un fans club tuttora quasi funzionante style='font-weight:normal'>

Si chiamava fancleb style='font-style:normal'>scritto come si pronunciaed era nato come parodia
del mito di certi feticci. Ma alla fine ci ha preso la manoavevamo commesso
I’errore di gestirlo personalmente ed eravamo piacevolmente assediati.

Il record di spettatori?

A Torinoal parco della
Pellerina c’erano circa 3000 persone. del resto quella  un po’ la nostra cittˆ
d’adozionee anche adesso siamo in ottimi rapporti col circolo ÇHiroshima Mon
AmourÈ e il gruppo ska degli Statuto (erano all’ultimo Sanremo ndr). Subito
dopo c’ il festival Nazionale dell’Unitˆ di Bologna.

Poila carriera da
disegnatore.

Grazie alla mia insegnante
elementarela maestra Zucchini Malucelli. Alle medie invece il professor
Gamberinisocialista precraxiano di Pieve di Centomi diede la spinta
decisiva. E i miei hanno dovuto rinunciare all’idea di farmi fare
l’elettrotecnico alle Aldini. L’idea vera e propria per˜  antecedentein
terza elementareinsieme ad Alessandro Ceresiun artista ingiustamente
sconosciuto.

E la satirainvece?

La colpa  del comune. Di
Ferruccio FavaRaul Durantiche mi chiedevano vignette per il giornalino.
Allora guardavo Tango e Satyricon con invidiae tentavo con scarsi risultati
di convincere Italo Cucci a pubblicarmi qualche vignetta sul Guerin Sportivo.
Proprio ioche lo sport quasi lo odio. Poi Staino mi telefona per farmi
qualche complimento per una striscia autobiografica sul centro civico di San
Pietro in Casale e Repubblica mi pubblic˜ un paio di cose.

Continuando c’ addirittura
Spielberg.

S“ho disegnato per Fievel
conquista. il west. 
style='font-style:normal'>E’ un personaggio poco conosciuto style="mso-spacerun: yes">  perch in Italia il film  uscito
insieme a La bella e la bestia 
e ne  stato strozzato. Ma in
America  andato beneed  stata una bella esperienza. Quindi i primi approcci
a Cuoreil trasferimento a Milano come graficoe la situazione attuale di
felice e assidua frequentazione delle pagine verdi.

Per finire torniamo a San
Pietro. Cosa le mancavista da fuori?

Non il buon governomi pare.
Forse  culturalmente un po’ troppo Bologna-centrica. Io mi sento legatissimo a
San Pietroma potrebbe sfruttare ancor di pi le proprie possibilitˆ. L“ si
dice che non dura nienteche le iniziative muoiono. Ma  quasi fisiologico
visto che la stazione ferroviaria di fatto l’awicina molto di pi alla cittˆ di
comuni geograficamente pi prossimi al capoluogo. La buona volontˆ c’gli
assessori si danno da fareforse ci vorrebbe un po’ di curiositˆ diffusa.

Sazi e disperati?

Noappagati e contenti. E non 
detto che sia un guaio. L’amministrazione non manca di iniziativa (I’appoggio
allo sportla rinascita del carnevale) e ultimamente si  svegliato
l’interesse anche per la storia locale. Ma  un risveglio che solo da poco Ž
stato favorito dalla fine della frattura tra le due anime del paese: quella
cattolica e quella laica.

Cos’era successo?

Prima era stato come tra Don
Camillo e Pepponecon molto minor affetto. E la mia generazionequella ch’era
adolescente alla fine degli anni ’70 stata segnata da questo boicottaggio.
Quando ho cominciato a chiedermi se i comunisti erano davvero creature che
vivevano nell’oblio e nell’erroreero guardato con diffidenza. Dai comunisti,
perch venivo dalla parrocchiadai parrocchiani parch "traditore".
Ebbi la tentazione di prendere la tessera del partito maoista quando scopersi
che alcuni miei amici boicottavano per ideologia la biblioteca comunale e
forse sono diventato di sinistra a furia di combattere perch alle feste
dell’oratorio non fosse suonato solo il liscio. Gli "altri",
perlomenolasciavano sempre un po’ di spazio per "chi ragaz". style="mso-spacerun: yes"> 

 

Qui sopra e in alto style='font-style:normal'> asinistra,
due vignette di Roberto Grassilli  

 

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