Archive for settembre 23, 2003

Recensioni di Net To Be sul sito di IBS (internet bookshop)

settembre 23, 2003

Stefano (27-09-2003)
Nell’arco di appena un paio d’anni la striscia di Roberto Grassilli ha assunto una completezza espressiva ed una dignità comunicativa che altri comics hanno impiegato lustri a conquistare. Anche in questo quindi si allinea alla sfrenata evoluzione del microcosmo che tanto efficacemente descrive, quello della new economy. Uno dei tanti pregi di questa striscia indovinatissima è che vi ci riconoscerete subito e completamente. Specie se lavorate per una web agency o comunque in una dotcom vi sembrerà che qualcuno abbia spiato la vostra giornata lavorativa ed i vostri colleghi per farvi una caricatura. Grassilli è quasi sempre ispirato e tagliente, i suoi personaggi si fanno amare subito per la loro immediatezza e per la verve spesso surreale delle loro vicende. Anche i tormentoni, ormai già delineati (Soccia Mengoli, ma come fai?), fanno la loro parte strizzando l’occhio ai lettori affezionati. Un Dilbert italiano? Concordo, da vecchio appassionato di Dilbert! Bravo Roberto, non vedo l’ora di leggere la prossima striscia!
Voto: 5 / 5
Enrico Marsili emarsili@yahoo.com (23-06-2003)
Testo/Voto 3 Grassilli e`un umorista interessante, la maggior parte delle strisce sono un po`fredde, come un messaggio di un computer. Raggiunge invece picchi notevoli nelle strisce surreali, come quelle dello svincolo maledetto, o quando gioca con il linguaggio, rivoltandone il senso (passaggio per osmosi dalla moglie Lia Celi?). La serialita` talvolta e` eccessiva, come nei telefilm di cui si dichiara smodato ammiratore. Disegno/Voto 3 Il disegno e`interessante, caricaturale e essenziale, ma le espressioni sono ferme e un po`rigide. Mattias, il perfido capo dei tecnici del primo piano e`una figura minore tra le piu` inquietanti. Speriamo di leggere ancora molte altre strip e di conservare le perle che ogni tanto Grassilli produce.
Voto: 3 / 5
Angelo Ventura (25-01-2003)
Testo: 5!!! E’ il Dilbert italiano. L’humour è talvolta freddo, talvolta ironico, talvolta paradossale come la storia della macchinetta distributrice d’acqua minerale che diventa dirigente e minaccia di mandar via tutti quanti. Molto poetici anche gli scorci su Alessio che chatta al computer. Insomma, questo fumetto è uno dei migliori fumetti satirici italiani dopo Joe Galaxy, BONVI ed Enzo Lunari (Fra Salmastro da Venegono, qualcuno se ne ricorda?) Disegno: 3 Insomma…il disegno è buonino, ma decisamente angoloso,spigoloso,non del tutto piacevole, specie nei ritratti degli esseri umani.Un po’ più di morbidezza non guasterebbe. Comunque, di questi tempi magri per il fumetto italiano, un vero e proprio tesoro!
Voto: 4 / 5

Un Lungo Gafà

settembre 21, 2003

emmaguitar_th.jpgPapà, cos’è un Gafà?” chiede la mia Maggiore, al termine di una spettacolare sequenza di “ruote”, sul parquet del soggiorno.
Un che cosa?” replico, offuscato, spugna abrasiva in mano, fondo di pentola tosto e odoreggiante.
Un Gafà!” insite Emma, che nel frattempo ha disegnato Doremi e Lullaby e le ha colorate di tutto punto. “lo dici tu nella tua canzone!
Allora… aspetta. Ho detto diverse cose nelle canzoni dei Tertals, talvolta, in effetti, oscure anche a me stesso. Ma il “Gafà” proprio non me lo ricordo. Un inedito di Ted Nylon finito nelle mani della biondina frutto dei miei lombi? Emma si è già stancata di atttendere una mia risposta e ora sta pencolante sul divano, immersa nella lettura di un Manuale di Biologia. “Senti“, le chiedo a disagio “me la canti? No so di che canzone…Emma, comprensiva, non alza gli occhi al cielo e intona:
Attiro menomme a pagina 7 / son cinque le vette di un lungo Gafà
Per merli e formica si sono sbagliato / si era incendiato un lungo Gafà
è il sussidiario…

Ah, ecco! è “Sussidiario“! Traslato nel lessico di una personcina che non ha ancora l’età da nozioni scolastiche, e che se mai sentirà qualcuno parlare di Ciro Menotti e di Muzio Scevola, difficilmente costui sarà la Signora Maestra. Il sussidiario,quello vero, di carta, e il suo modo di consegnare alle permeabili memorie degli scolaretti quei frullatoni di sapere spicciolo, non esistono più da molto tempo e questo mi provoca il pensiero che forse, fra qualche anno, il testo della nostra song quasi ventenne non risulterà più intelleggibile. Sarà uguale a come arrivavano a me le frasi arcaiche delle romanze che cantava la mia mamma facendo i lavori di casa, o i versi dell’opera sentita alla radio, o, meglio ancora, le invocazioni sopravissute in latino nelle funzioni dove esercitavo come chierichetto (consolatrix afflictorum… Asterix contro Giulio Cesare?).
Osservo Emma che comincia ad allestire assieme a Gioconda un musical espressionista, e provo un senso di grande consolazione. Se fra molto tempo qualcuno avrà ancora occasione di ascoltare le composizioni di LMT, e se l’ascolto risulterà, alle giovani orecchie del futuro, una specie di grammelot di geroglifici sonori, potremo dire che, alla fine, una delle missioni della Band sarà compiuta.
Il testo completo e tutto il resto su “Sussidiario“, clicca qui.

Ci sono uomini…

settembre 12, 2003

… che sanno prevedere istintivamente i grandi mutamenti della storia. Questo “phoon” inconsapevole e vergognoso è dell’aprile 2002.

http://www.phoons.com/
E se vogliamo parlare di laceranti dicotomie, che posizione sentimentale possono prendere, quelli come il sottoscritto, in casi come questo…?

Perchè non possiamo non dirci newyorkesi

settembre 11, 2003

Mentre il taxi infila il primo canyon di grattaceli, formuli in testa quello che tutti gli altri occidentali pensano la prima volta che vanno a New York: “io qui ci sono già stato”. Ed è così. La città più riprodotta del mondo ha avuto un film in ogni quartiere, una sit-com in ogni strada, più qualche evento epocale a livello comunale. Se sei stato spettatore assiduo, se hai condiviso emotivamente le vicende di questo particolare microcosmo occidentale, sei certamente in grado di ricostruire una tua personale pianta della città. E se poi la sovrapponi a quella di tutti gli altri fruitori della New York immaginaria/vera, puoi ottenere una guida della metropoli fatta esclusivamente di locations.

Io ci sono stato dieci anni fa, con l’aereo, il taxi e tutto il resto, ma avevo già una residenza lì. Con tutta la meraviglia e la partecipazione di un diciassettenne, avevo abitato la stagione cinematografica 1978-79, per l’esattezza il film “Manhattan” di Woody Allen. Ero studente fuori sede, di forma approssimativa, di spiccati caratteri provinciali e mi sforzavo di avere una vena malinconico-umoristica come un vero intellettuale yiddish di San Pietro in Casale. Per la verità mi bastava lo pensasse Graziella, la signorina che condivise con me una passione per quell’opera, e solo per quell’opera, per quanto mi sforzassi. Pieno di commozione acnèa, imperversavo su e giù per Bologna trasfigurando la Dotta-Rossa-Grassa ad uso della mia bella, e le Due Torri nostrane hanno impersonato quell’inverno, mi perdonino le antiche famiglie petroniane, il Chrysler Building e l’Empire State Building. Arrivai a disegnare una parodia della locandina del film, dove le lettere di “Bologna” creavano un profilo stilizzato di città, proprio come nella grafica originale.

Spero si noti lo sforzo: sto cercando di dire perchè anche al sottoscritto come a tanti, due anni fa come oggi è stato asportato qualcosa di profondamente “proprio”. E a volersi immergere nel pericoloso gioco degli anniversari, completo il lunario notando che, a due anni da Ground Zero, dieci dalla mia gita a NY, 25 dall’uscita della pellicola di Allen, mi ritrovo ancora con quella città in primo piano nei miei pensieri, ed ho esattamente l’età che in “Manhattan” aveva Isaac Davis, il personaggio di Woody, mentre allora avevo quella dell’indimenticata Mariel Hemingway.


Isaac Davis = Ehi, avete sentito che i nazisti faranno una marcia nel New Jersey? Dovremmo riunirci e andare là con mattoni e mazze da baseball e proprio.. schiarirgli le idee.

Scrittore 1 = C’era un articolo satirico che li distruggeva sulla prima pagina del Times, li distruggeva!

Isaac Davis = Beh un articolo satrico sul Times è una cosa, ma i mattoni e le mazze da golf sarebbero un gran bell’argomento!
Signora1 = Ma guardi, la satira veramente corrosiva è sempre meglio della forza fisica.

Isaac Davis = Eh, ma la forza fisica va sempre meglio con i nazisti, perchè è difficile satireggiare con un tizio con le svastiche addosso.

Cartoline dalla Romagna

settembre 5, 2003

C’è un giudice che abita nella mia strada. E’ due numeri civici più in là, ho chiesto di lui ieri sera al signor Armaroli che è il mio confinante dall’altra parte. Armaroli trascina in strada Ugo, il barboncino fatto come uno sgabello da pianoforte, dinamico come uno sgabello da pianoforte. Nella nostra stradina irrompe un rispettablie sbotto d’aria, io lego la bicicletta e ascolto il vicino confermarmi che il giudice vive là sopra da molti anni, e che una volta era peggio. Una volta capitava che telefonassero dalle case dell’Arco d’Augusto, 500 metri distanti da qui, per intimargli di abbassare il volume della tv. In caso di partite della nazionale metà del centro storico di Rimini non aveva necessità di consultare alcun organo di informazione per essere al corrente del punteggio. Lisa la dirimpettaia ci ha sentiti ed esce a confermare che quest’estate il giudice ci ha dato dentro più del solito, forse per colpa del Garbino, il vento malevole della costa, che ha soffiato di frequente. Stiamo zitti ed ascoltiamo un altro pezzo di arringa che esce dalle finestre di quel primo piano stentato, come da misure architettoniche concepite quando anche qui tutti erano più bassi e smunti. A tratti gli passa sopra lo spettacolo che c’è in piazza: il nipote matto di Casadei fa una versione dance club di “Ciao Mare”. I vecchi, che ascoltavano il violino del prozio Secondo quando inventava “Romagna Mia”, se ne vanno scuotendo la testa.

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