Archive for ottobre 30, 2003

Parola de Comida

ottobre 30, 2003

Grassilliwarehouse

Una rivelazione. Una strip folgorante. Meglio di Bristow –magari Bristow me lo tengo ancora caro– meglio di Dilbert –sicuramente la grafica è migliore. Le strip di Roberto Grassilli da ora mi strapperanno un sorriso almeno una volta al giorno. Mi permetto di pubblicare solo un frammento di una storia.
Roberto spero che non si dispiaccia, ma mi ha colpito il suo acume, la sua ironia, la sua spietata lucidità nel narrare certi tipi di dinamiche aziendali che non mi mancano affatto. Per non parlare poi della grafica bellissima, c’è addirittura un carattere che sembra uscito da “Ecce bombo”–mò me lo segno–.
In effetti i miei autori preferiti di comics –Claire Bretecher, Quino, Frank Dickens– non hanno dei tratti appaganti, tranne forse per Pazienza, Pratt e Bilal che compensano un pò. In effetti devo dire che a me i fumetti piacciono molto anche se ormai non ne leggo più tanti.
Quando siete veramente alla frutta in ufficio leggetene una e fate una bella, lunga, fragorosa, interminabile, appagante risata. E fate saltare le sedie di chi vi ha fatto cantare tutti per mano “We are the champion” all’ultimo meeting aziendale perchè il consulente ha detto che avrebbe migliorato l’autostima dei dipendenti.
Impagabile è la figura dell’esorcista aziendale che impone di cambiare ai dirigenti le cravatte troppo “fancy” con altre, appena intinte nelle stimmate del DP. Anche la figlioletta Emma incanta con le sue alternative covers e con le sue citazioni di “Sussidiario” del lino e Mistoterital, mi spiace quasi scriverlo perchè poi Sergio inizia a preferire Emma a Marta.

Posted by ElenaC at 30.10.03 23:26
su: http://www.montag.it/comida/

Affettuosamente “Immanettati”

ottobre 29, 2003

Aspirare a diventare il pop-under dell’ottimo lgblog di non è più un sogno proibito. Grazie a Luciano Giustini per l’affettuosa citazione :).
Non guardavo lì dentro da un po’ ed è stata una sorpresa piacevole trovare nella pagina di IBS questa favorevolissima recensione di Stefano, il quale giudica il libro di Net To Be con i toni che potete leggere qui. Molte grazie anche a lui.

Serial Tales

ottobre 28, 2003
Dopo decenni di incontrastata supremazia, la Walt Disney per la prima volta è minacciata da un avversario che può metterla al tappeto. La più grande azienda di intrattenimento per bambini, la forgiatrice dell’immaginario infantile di almeno quattro generazioni, la firma più prestigiosa nel campo del cinema d’animazione, oggi ha un terribile nemico: se stessa. In quasi un secolo di attività, essa non ha mai realmente temuto di essere seconda a nessuno, in quello che meglio sapeva fare: creare personaggi memorabili e farli vivere in storie di celluloide capaci di creare affezione anche nelle più sperdute contrade del nostro pianeta. La forza della Disney, anche in periodi di difficile navigazione economica, è sempre stata la consapevolezza di possedere un’identità universalmente rispettata, dovuta alla qualità dei gioielli del proprio scrigno. I mitici lungometraggi a cartoni animati, quelli che un tempo riapparivano nelle sale cinematografiche una volta ogni quattro-cinque anni, venivano trattati come membri di una famiglia reale: esposti ai devoti sudditi, adorati, e riposti nelle segrete stanze. Le effigi di Topolino o Biancaneve venivano difese ferocemente dagli avvocati più implacabili, oppure concesse per fini commerciali dietro strettissima sorveglianza. Oggi, ovviamente, il VHS e il DVD hanno appannato la mitologia. Potremmo dire, irrispettosamente, che la “Carica dei 101” o “la Sirenetta” hanno la stessa funzione di un potente tranquillante farmaceutico: una dose al giorno (ma a volte, ahimè, ben di più) fanno cadere il minore in uno stato di catalessi con mandibola pendula davanti alla tv. Potremmo persino comprendere la triste gestione genitoriale di tali piccoli capolavori di fantasia. Ok, via l’aura magica, via il rito della sala buia a Natale, eccetera. Ma come possiamo accettare che la Walt Disney stessa, in un accesso di furore iconoclasta, produca “Cenerentola 2“? Ma come, come può esistere qualcosa dopo “e vissero felici e contenti”? Il principe e la ragazza, radiosi, salutano e stop, titoli di coda, musica celestiale. Quello che viene dopo è pornografia dell’immaginario collettivo. Non è più fiaba, e non è più “pezzo unico”. È la tristezza della serialità… Ed infatti, questi prodotti sono pensati e realizzati per le poche pretese del mercato televisivo. Tremate: gli zombi spaventosi di “Peter Pan 2“, “Dumbo 2“, “Il Libro della Jungla 2” eccetera, stanno strisciando verso di noi, si ciberanno dei nostri ricordi di piccoli spettatori cresciuti, e mangeranno anche quelli freschi freschi dei nostri bimbi. Giustamente, la Disney si misura col mercato: i maggiori introiti vengono dalla tv e dalla vendita delle cassette. Ma la multinazionale non può non considerare che, cannibalizzando senza pietà la propria produzione migliore, fa vacillare il proprio prestigio mondiale. Unica consolazione degli attuali dirigenti può risiedere nel fatto che, cattivi come sono, andranno all’inferno, che è sorte migliore di quella che toccherebbe loro se invece incontrassero, in paradiso, un certo incazzatissimo Walt.

Cosetta scritta per un'”ospitata” nel 42 di Gianluca Neri, nota rubrica di Clarence. 24 Maggio 2002.

Finalmente, dopo tanta atesina…

ottobre 27, 2003

Qualche giorno fa si è laureato Bassoatesino, storico collaboratore di Clarence, nonchè parte della coppia Romeo und Saltuari (la metà che soffre di più al cinema, se seduto dietro a Bisteccone Galeazzi, o simili).
Linkiamo questo annuncio di Cippalippa, (doveva essere presente nel momento della catastrofe), e ci uniamo al dileggio e ovviamente alle congratulazioni. Dall’immagine possiamo altresì dedurre che David, laureandosi, ha ottenuto anche un posto come Gran Muftì di qualche deviata sotto-religione Uzbeka.

Bendix sull’Ottava

ottobre 27, 2003

Su uno scaffale del 1994 c’è questo disegno, che si chiama “Bendix, Ottava Strada, New York“.
L’ho fatto in previsione di una mostra che poi non s’è tenuta, ma soprattutto perchè avevo voglia di fermare gli sbuffi di polvere di un ricordo piacevole. Lia ed io eravamo stati a visitare le Twin Towers, era ormai sera e a casaccio scegliemmo un ristorante che ispirava cordialità e calore, sbirciando dalla vetrina. Ed era ciò che prometteva, un localetto di aspetto dignitoso e orgogliosamente “di servizio”: bacheche piene di annunci solidali, tavolini occupati da un’umanità variegatissima e rilassata, menu che badava al sodo. E, per noi due, il sodo fu un pollo “Jewish Home Style” che ancora ricordiamo con commozione. Nel disegno, al centro una
mia “Lia” versione manhattaniana, mentre quel gatòne di spalle sono io come mi presentavo quasi dieci anni fa. In barba a tutti i luoghi comuni su New York, spendemmo poco, fummo trattati con gentilezza e tornammo tranquillamente a piedi all’albergo.

Blog Space Nine

ottobre 22, 2003

Cortocircuito: se avessi necessità di dimostrare quello che, facendo un giro largo, ho tentato di dire qui, parlando di Clarence
e dei blog, chiamerei come teste a favore questa sequenza di commenti
su Shangri-la.
Riconoscerei che certo, opinioni stimolanti e ben scritte si possono trovare da sempre sui supporti tradizionali, ma insisterei nel sottolineare l’importanza delle modalità blogghistiche, argomento un po’ trascurato nelle dispute “importanza vs vacuità” di questo mezzo espressivo.
La freschezza, il ritmo, la velocità di replica, l’eterogeneità dei linguaggi e degli interventi (in questo caso: Sofri, più Ghezzi(davvero lui?), più Shangri-la, più Effe e altri ancora, compreso un erede del Belli :)) è specifico di questa piattaforma, tecnicamente e culturalmente. Anzi forse questo è uno dei casi in cui la tecnologia è volano virtuoso del pensiero; ci sono pensieri che senza questa base spaziale che è la Blogsfera non attraccherebbero in nessun posto, proseguirebbero diritti fra i neuroni dei loro originatori, e non verrebbero mai a contatto con altre idee aliene, partite da menti lontane. Per me questo basta per augurare lunga vita e prosperità ai blog e ai loro Capitani.

fra gli Eroi di Cartone

ottobre 17, 2003

Non so mica come è successo, ma adesso la mia strip quotidiana
potete riceverla anche da qui, tramite uno sfizioso programmino
che vi può ammanire giornalmente sul desk una cosa come 150 strip a fumetti (circa). Goduria.

Traslate this

ottobre 17, 2003

stemma3.gif (6782 byte)Onorevole Roberto Calderoli, questa mia per attestarLe tutta la stima e l’appoggio incondizionato alla Sua iniziativa di sottoporre gli immigrati ad un “Esame di Naturalizzazione“. A tal proposito ho deciso di darLe man forte e mi sono attivato per produrre un documento ad uso delle autorità amministrative della mia zona di origine (la Bassa Bolognese, in particolare l’enclave dei Marafoni del triangolo San Pietro in Casale, Galliera, Pieve di Cento). Trovando geniale la Sua idea di controllare quanto gli stranieri siano competenti in materie vitali quali il dialetto locale, mi è sovvenuto di lanciare presso le (anzi, sulle) popolazioni autoctone di quell’area un esame di Fedeltà al ceppo Marafonico, così da individuare, una volta per tutte, chi ha diritto e chi no di risiedere in quell’ameno distretto emiliano.
E quale strumento più puntuale, più speculativo può esistere della Lingua Vernacola dei nostri Padri?
Per approntare il test, mi sono avvalso della collaborazione di due consulenti di chiara fama: la Signora Angela Boriani e il Signor Raffaele Grassilli, noto in zona come Dante. Le credenziali dei suddetti parlano da sole: Boriani è fiola dla “Cecca” d’l’Ape ed Sampìr, Grassilli è calzuler fiol d’Alfredo d’San Venanz. Sapevo, dati i costumi in uso presso la formazione di governo di cui Lei fa parte, che nulla avrebbe avuto da eccepire stante il fatto che i due consulenti sono anche miei genitori. Purtroppo, in corso di stesura del documento, si sono evidenziate divergenze fra i due esperti tali da imporre una sospensione dei lavori.
Il fatto è, Onorevole, che mia madre è di San Pietro
mentre mio padre ha avuto i suoi natali 6 km. più a nord, a San Venanzio. Nella prima località, ad esempio, “stasera” si dice
stasìra“, mentre presso la seconda diventa “stasèrra“. Così ancora, sempre per spiegarmi, la declinazione “copriti” suona “crivet” in un borgo e “quacet” nell’altro.
Non trovando una visione univoca sui parametri da applicare per l’esame linguistico, i due luminari hanno finito purtroppo per rivolgersi epiteti che preferirei non ripetere in questa sede. Impossibilitato come sono a stimare una data di ripresa dei lavori, propongo nel frattempo, qui on-line, un piccolo test, rivolto a chi, fra i lettori, appartiene alla Nazione Emiliana, invitando però anche tutte le altre etnìe italiche a misurarsi con esso. Trovate qui sotto un elenco di parole in dialetto nord-bolognese: scrivete nei commenti quella che per voi è la loro traduzione in italiano. Lasciateci anche un vostro recapito, in modo da sapere dove mandare le Ingiunzioni di Espatrio per non comprovata Italianità. Nel prossimo post, la soluzione del quiz.

DAL DIALETTO NORD-BOLOGNESE, ceppo Marafonico:

scrana
zenc
zobia
strumnèr
tèccia
coo
sgarujé
moj
sfalèstra
cùmpagn
a vrèv
cinàz

per solutori più che abili:
“T’ii pais comm’a l’eib di bu”

Nine Feet Under

ottobre 16, 2003

Io, col pezzo che sta qui sotto (Le Isole dei Non Famosi), l’ho presa un po’ larga.
Gianluca invece commemora la data della messa on-line di Clarence, sette anni fa, molto più degnamente.
Leggetevi questa immissione su Gnu Economy.

I sette anni di Clarence sono stati officiati anche da: UtOnti! (di Gianmarco Neri), Quella volta che… (di Shangri-La), e Il pane degli Angeli (di Giuseppe Genna).

Le isole dei non famosi

ottobre 15, 2003

Non era la storia che ricominciava da capo, però un po’lo era. Ovviamente all’inizio non esisteva nessuna Guia, ne’ avrebbe potutto esserci.
C’erano i naufragi professionisti, gli sradicati, gli elettromelomani, tutti coloro che, da sempre, quando vedono affiorare un lembo di terra dal mare più nero, ci
si aggrappano e cominciano a comunicare tra loro. E’ stato così nel ‘96, con i primi insediamenti su Internet, le città più o meno invisibili, e via via le piazze, i mercatini, fino ai costosissimi Archi di Tronfio. Non voglio raccontarla di nuovo: quasi tutta quella strana gente arrivata coi galeoni è sprofondata con lo stupore di un Titanic di carta stagnola,
giù, giù veloce, grazie a stive debordanti di oro falso, e casse piene di stock-options. Inevitabilmente, sugli atolli rimasti, gli spennati, incatramati caciaroni del Web hanno ricominciato a mandarsi segnali. Stavolta quieti, non si chiede un soldo a nessuno, giù a scrivere per se, (quindi per l’universo), e per chi poteva essere raggiunto dal fioco segnale di un blog. Qualche volt di idee, la luce tremolante di un’invettiva personale, ricordi ed esperienze messi a bruciare sottovento. In breve le isole si sono riempite di passatoie, di fili tirati da una sponda all’altra, magari gravati da mutande appese (ma sempre meglio una mutanda del gonfalone di un venture capitalist).

Quando dalla terraferma si sono accorti (scrivono! E vengono letti! Senza l’imprimatur dell’Ordine!), c’è stata la solita maretta marron. Niente di chè, già finita, ritirata.
Sulla spiaggia si rinvengono, a distanza, solo gusci di Guie senza tempo; arrivano sempre, dopo. E i bimbi ci hanno sempre fatto le collane.

Nonostante quel che pensano alcuni, le notizie del Gran Mondo giungono veloci qui, su queste isole collegate, e continuamente. Sono i materiali con cui costruirsi un’amaca, una fiocina, una tenda dove meditare da soli o con altri. C’è rispetto per le notizie, ma poco ne rimane, a queste latitudini, per gli ambienti curiali dell’informazione, e per la loro ossessione di coprire tutto, essere tutto, spiegare tutto. Se avete attraversato anche voi un periodo di sovrainformazione, sapete come ci si sente: a proprio agio come oche candidate al patè, avviliti per la frustrazione di non riuscire ad assorbire, a vedere, a sapere tutto quello che SI DEVE sapere.
Da quando sto immerso nella corrente dei Blog, io leggo di più. Mi sono abituato a fare una serie di capatine quotidiane alle isole di coloro da cui sento di poter ricevere qualcosa.
Appendono lì fuori la storia, i commenti, la selezione di notizie, l’immagine che pensano valga la pena di mostrare. Io passo e leggo, spesso meravigliato dalla qualità del manufatto.
A volte lascio anch’io un pensiero, e il mio percorso cambia ogni giorno a secondo dei desideri e dei bisogni. Se sei uno a cui il concetto di “completezza dell’informazione” provoca da tempo un sorriso ritegnoso, decidi da solo da chi farti servire la spremuta quotidiana di informaggini. E magari esci dall’illusione che i grandi coltivatori di news siano essenziali per la tua dieta.
(menu di oggi, per esempio: antipasto caldo, piatto principale, insalatina , un bicchiere di bianco fresco,dolce, caffè. Ma domani chissà).

I rilassati abitanti delle Isole dei Non Famosi, alcuni di loro almeno, entrano in ansia solo quando sospettano che il loro mare interno, la loro laguna trasparente, venga usata come palcoscenico
per oscure navigazioni individuali. Secondo me non si dovrebbe. ognuno metta il gonnellino del colore che vuole, issi la vela della dimensione che preferisce. Qui non gira denaro, ma conchiglie, e stima, e
corteggiamenti fra pensieri e gif. Se dal tuo isolotto lancerai un razzo pirotecnico, forse ti guarderò, forse risponderò con un sorriso cagnesco, o niente del tutto.

Livietta, la fatina desnuda del Clarendario, mi scrive: “Sono su Gnu Economy… Sono famosa!“. Sì, certo, benedetta, lo eri già e adesso di più. Ma soprattutto sei impigliata nell’interesse di
queste persone. Si capita qui e si resta perchè si è “desiderati”, anche completamente vestiti, per carità. Passatemi questa enunciazione tutta personale: nell’arcipelago dei Blog il “desiderio” è un grande valore. Mi interessi, ti leggo, ti linko, ti propago. Non è una rivoluzione da poco: una componente così umana è il genius loci della comunità. Vi parrà assurdo che ancora oggi una cosa come questa possa entusiasmarmi.
Oggi, settimo compleanno di Clarence online. Eppure è così: c’è qualcosa che non affonda e non si corrode, che ritrova ogni volta da solo una voce nuova con cui parlare. Io non lo so cos’è, o se si possa dire cos’è. Forse è qualcosa sepolto in un forziere su queste isole semi-selvagge, e non sarò io questa volta a mettermi a scavare.

ps= Sui miei scogli
voglio fare la mia parte: ci sono persone che producono cose molto belle, ma in territori più affollati e pericolosi, come l’industria discografica o l’editoria cartacea. Metterò in bella vista sulla spiaggetta i loro manufatti che mi piacciono. Le visite saranno sempre gradite.