Ne ho le barche piene.

ciocca_spalle.jpgNon avevo reagito più di tanto al Bollettino Nazionale che riportava le solite sparate di Ciocapiatti, questa volta da Atene. E’ terribile a dirsi, ma ci si assuefà a tutto. E stanotte, sull’autostrada da Bologna a Rimini, ricacciavo noia e sonno fuori, sotto il piovischio insistente, tenendo l’orecchio incollato alla diretta parlamentare: si chiama ostruzionismo quando tutti, proprio tutti i deputati dell’opposizione si iscrivono a parlare, per rallentare il processo di approvazione di una legge (in questo caso: un decreto d’urgenza su cui e’ stata chiesta la fiducia. Quale l’oggetto di tanta prescia? Il salvataggio di Re*e4).
Ascoltavo onorevoli dai cognomi sconosciuti, dalle cadenze insopprimibili, dalla sintassi più o meno progredita, collocare il proprio intervento in cima alla montagna di parole che ogni giorno riempe i granai della nostra democrazia istituzionale.
Ho pensato a quell’aula, a quei banchi.


Piu’ di 150 anni di esistenze, di pensieri, di passioni, di fatiche. E anche di mestiere, di competenza, e perche’ no, di abilità retorica. Forse, con l’età, mi sto precipitosamente destrutturando, ma mi sono trovato a provare qualcosa per quegli uomini e per quell’aula.
Niente di preciso, era qualcosa in cui pulsava la consapevolezza che non posso essere indifferente a quello che sta succedendo laggiù, nel cuore di Roma.
Più tardi, a letto, ho pensato agli anni in cui, ragazzino, desideravo che le cose si trasformassero. Vedevo le facce dei vecchi democristiani nei telegiornali e pensavo: “purchè cambi qualcosa…
Ero piccolo, ma non troppo diverso da oggi, non credo. Anche allora, forse apparso qualcuno che, dall’alto di un potere che gli viene da tutti noi, qualcuno che dovrebbe essere esempio di rettitudine e prestigio, e che invece avesse iniziato ad insultare con cadenza cronometrica ogni istituzione, ogni collega, ogni servitore dello stato, a dare lezione a tutti su come si deve stare al mondo, sarei probabilmente arrivato allo stesso livello di guardia a cui sono oggi.
Però ci sono almeno due fattori che rendono il quadro differente dagli anni della mia adolescenza. Il primo è che questo individuo e’ Ciocapiatti. E io, da Ciocapiatti, non accetto NESSUNA lezione, in quanto esempio vivente di tutto quello che non voglio essere e che vorrei sparisse dal mio Paese.
La seconda è che non sono più un ragazzino, posso quindi tentare di fare qualcosa per difendere quell’aula e per liberarmi di Ciocapiatti, democraticamente. Perchè per quel che mi riguarda, la misura è colma.

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One Response to Ne ho le barche piene.

  1. La Vonorace scrive:

    Ne ho le barche piene

    Non avevo reagito più di tanto al Bollettino Nazionale che riportava le solite sparate di Ciocapiatti, questa volta da Atene. E’ terribile a dirsi, ma ci si assuefà a tutto. E stanotte, sull’autostrada da Bologna a Rimini, ric…

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