La certezza che questa città mi farebbe innamorare di se’, se solo potessi viverla più a lungo, mi è venuta attraversando quel canale, il braccio d’acqua che divide l’Amsterdam storica dalle terre asciugate su cui vive Comidademama. Agitazione di navi e acqua vissuta, mentre sai che è questione di pochi minuti e ciclerai, privilegiato, dentro ad un esercizio generoso di civiltà e organizzazione, fra alcune delle case più belle del mondo, sui ponti ostinati degli ostinati Olandesi.
Ho chiesto a Elena di ospitarmi come fossi un collega architetto e lei mi ha preso alla lettera, senza pietà. Con la mia bici noleggiata la inseguo su e giù per la metropoli delle sorprese urbanistiche, incantato dai manufatti che la mia adorabile ospite mi illustra, mentre tento di riprendere il fiato. Marta, piccola santa Marta, acconsente a tutto dal suo sedile dietro. Quando la pista si snoda, si allunga in un sottopasso o accanto a un canale, le nostre bici si disatanziano, si intercalano con quelle dei cittadini dalla pedalata inesorabile, il capino biondo di Marta mi guida.
La Signorina Schwarz mostra un’incredibile tolleranza alle menate degli adulti, per esempio, sopporta le infinite chiacchierate fra Comida e il sottoscritto. Di vita, morte, arte, cibo, persone, web, cerchiamo di riequilibrare l’assenza di parole che un’amicizia cresciuta in Rete chiede come tributo di sangue, mentre sfiliamo su questi fondali quasi intollerabili per la loro suggestione e complessità. Marta ci asseconda anche durante la chiacchierata in libreria, quando, davanti a una quindicina di amici, srotolo ancora una volta la vicenda di Net To Be.
La Libreria Bonardi tiene banco dietro i portoni restaurati di uno dei tanti ex-magazzini dii questa città-terminal. Erano i battelli del settecento a riversarvi dentro le loro merci, ordinate a chissà quale mittente esotico. Quello che invece oggi si presenta sugli scaffali delle signora Marina Werner e delle sue colleghe Alessandra e Pinuccia, è un concentrato, un passato ristretto di sapere italiano. Piccole dosi di tutto, prevalentemente libri, ovvio, ma anche musica, film, immagini. Offro fiori alle libraie, benconsigliato da Elena. Fiori a residenti ad Amsterdam. Uno potrà avvertire una parentela con atti quali “portare ghiaccioli agli Eschimesi” o “regalare una lattina di Guinness a un Dublinese“? Non è così. Gli Olandesi adorano i loro fiori e se ne circondano. Non ne sono mai saturi. Lassù, un mazzo di tulipani gialli non viene negano nemmeno alle cabine del telefono.
Mi aveva colpito, osservando il passaggio di enormi chiatte lungo i canali più capaci, la presenza di fiori dentro a cucume, annaffiatoi, vasetti d’ogni foggia, visibili dietro le tendine degli oblò. L’affabilissima Marina risponde ai miei bulbi, spiazzandomi, con un’aringa cruda, già dotata di cipolla tritata e lattina di birra. Sono le 4 del pomeriggio, che dovrebbe fare un emiliano ad amsterdam alle 4 del pomeriggio? Addento il pesce con soddisfazione, mentre Comida, per non guardare, si tuffa in un puzzle assieme a Marta.
L’ora dedicata alla mia strip scivola via con piacevolezza, gli aneddoti colpiscono i miei conterranei che stanno qui da molto tempo e non hanno vissuto la “new economy” all’italiana. Un solo momento di ansia, successivo al siparietto moderatamente velenoso che dedico all’Ismizia/Svezia, quando una delle signore sedute di fronte a me mi rivolge la parola in inequivocabile lingua scandinava. Una olandese poliglotta ha gli strumenti per farti questi scherzetti.
Uno dei presenti alla presentazione, amico, vicino e collega di fornelli di Elena, quel Gigi che conosco abbastanza bene, grazie alla sua titolarità all’interno del blog Comidademama, ci dirotta chez lui per la serata. Casa accogliente, attrezzata per la caciara all’italiana e il pesce del Mare del Nord. Gigi, Simona, Elisabeth. Poi naturalmente Marco, il “marito saggio” di Elena. Posso dire di averli appena sfiorati, ma essi possiedono una di quelle rare qualità che forse, proprio noi cittadini dello Stivale, affiniamo quando stiamo a lungo lontano da casa. Un’umanità più disponibile, meno agghindata, meno sulla difensiva. Persone da non dimenticare. Discorso a parte meriterebbe appunto Marco, scienziato ricercatore, a cui, scusami Elena, il tuo blog non rende giustizia. Marco è più buffo e lunare di come uno si immagina leggendo Comidademama. Non discuto che sia anche “wise“, ma in quanto a humour non è certo secondo alla sua affascinante mogliettina.
Appena tre giorni, aerei compresi, non possono far entrare questa trasferta in alcuna categoria. Ne’ vacanza, ne’ viaggio d’istruzione. Una scappata, una visita, molto desiderata, a un’amica e alla sua famiglia. Eppure, questa cavalcata di poche ore, ha prodotto tante sensazioni in me e, grazie all’energia Comidiana, un sedimento di cose viste o appena occhieggiate che richiederanno ben più di questo post per essere meditate e passate nella memoria.
C’è un piccolo bottino di foto, ruvide, stile “cameraphone“, che ho già messo su Flickr. Ci sono i link, premurosamente raccolti da Elena, che portano ad alcune delle cose che ho visto: atelier di design creativo, molto noto. Il locale nippo-popular dove abbiamo cenato. Un “mai più senza” degno di Cuore. La vecchia ex-industria Veem, recuperata splendidamente ad uso di studi e laboratori. Ci lavora Marijke, fotografa, che siamo passati a salutare. Il negozio di utilità domestica con la personalità più rimarchevole. Il supermercato più socialdemocratico che ho mai visto.
Eccetera, mi tocca dire. Eccetera.
Elena ha già da qualche giorno postato una sua memoria del nostro incontro, potete leggerla qui. A lei e ai suoi, ancora un grazie, un acconto di affetto su quello che troveranno ad aspettarli qui in Italia.
Il mio piccolo reportaggio fotografico della tregiorni Amsterdina lo potete vedere qui.



fai bene a essere preoccupato ;O)
Complimenti Robi bella occasione. Avrei dovuto dirti per tempo di portare un bacio a quella città indimenticabile.
@Axell: come va? Hai ragione, la mia recente tourneé Torino-Amsterdam apre nuovi scenari
International Roberto…
(!!!).
si certo siamo contenti. E un po’ preoccupati, dopo aver visto Amsterdam…
come già scrissi nella csina verde: Bello, bello, fantastico. E tra un po’ comida sarà tra noiiiii!!!! yuppi yuppi yaya. bacioni.
ah, già, marco l’hai conosciuto a milano!
io non vedo l’ora di conoscere elena e marta di persona.