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14.01.07

Intervista al Museo Perduto

Abitava in un palazzo storico di Ferrara, ora vegeta in uno scatolone. Per la precisione, in 179 scatoloni. Ha chiesto aiuto al Comune di Bologna, ma le sue grida sono cadute nel vuoto. Non può camminare, dev'essere curato da esperti, eppure è pieno di fascino, ha tanto da insegnare, ed è stimato in Italia e in Europa. Il fatto che non si tratti di un essere umano, ma di un museo, non rende il suo caso meno penoso. Abbiamo intervistato questo insolito homeless.

D. Ci parli di lei.

R. "Sono il Museo dell'Illustrazione. Mil, per gli amici. Nato a Ferrara nel 1992 grazie a Paola Pallottino, somma autorità in materia e archivio vivente della storia dell'illustrazione italiana. Avrebbe dovuto vedermi qualche anno fa, quando stavo a Casa Frescobaldi. Ero una chicca, "esempio unico in Italia e in Europa", mi chiamavano. Quante mostre, rassegne fotografiche, convegni... Sfido: io sono il pantheon delle matite italiane più gloriose, da Attilio Rubino ad Altan. Per non parlare delle collezioni di giornalini e periodici illustrati: il Corriere dei Piccoli, il Marc'Aurelio, il Bertoldo... fucine di geni, come Tofano, Fellini, Guareschi. Non faccio per dire, ma il mio padrino è stato Ernst Gombrich, il grande storico dell'arte da poco scomparso."

D. Si rivolterà nella tomba sapendola ridotto così... Ma poi cos'è successo?

R. "I soliti rovesci che trasformano una persona in un homeless: sfratto e licenziamento. C'erano delle infiltrazioni d'acqua, e invece di chiudermi qualche giorno per lavori, a fine 2005 il Comune di Ferrara mi ha chiuso per sempre, senza spiegazioni...

Intellettuali del calibro di Faeti e Barilli sono insorti per difendermi, senza risultato. La mia "mamma", la professoressa Pallottino, mi ha imballato amorosamente e mi ha portato nella sua città. "Non preoccuparti – mi diceva -, a Bologna troverai una nuova casa. E' un punto di riferimento per gli illustratori di tutto il mondo, con la Fiera del Libro per Ragazzi. Nella giunta Cofferati c'è gente colta e sensibile che saprà darti lo spazio che meriti."

D. E invece avete avuto solo risposte negative.

"Magari! Almeno sarebbero state delle risposte. Paola Pallottino si è rivolta a tutti gli assessori sensibili alla cultura, da Guglielmi a Sofri. "Sì, interessante, vedremo", e poi silenzio. Il sindaco non ha nemmeno voluto ascoltarla. Meno male. Magari scambiava i miei scatoloni per una baraccopoli e veniva a spianarmi con le ruspe."

D. Spera ancora nel futuro?

R. "Certo. So bene che ricollocare un museo non è facile, specie in questi tempi di tagli. Ma mi girano tutti gli scatoloni all'idea che Bologna butti via un fiore che potrebbe orgogliosamente appuntarsi all'occhiello."

In effetti, gli scatoloni girano un po' anche a noi. In bocca al lupo, signor Mil, e arrivederci.

Posted by Lia Celi at 14.01.07 22:35 | TrackBack
Comments

Uno pensa che a Bologna vada tutto benissimo... Non si può proprio più avere miti... :---((

Posted by: Glorietta at 16.01.07 10:58
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