Non so se è rassegnazione, forse solo una presa d’atto: vivo e faccio vivere la mia progenie, da quasi vent’anni ormai, nel Paese delle Putrefacce. In attesa di darcela a gambe per qualche morso di vacanza, in attesa che le ragazze e il piccolo siano in grado di andare a cercare vita lontano da qui e in occasione della Bolsa Pasqua, ecco un viaggio che vado a re-intraprendere: l’isolotto nel mare blu, la stradina che porta giu.
“Vacanze all’Isola dei Gabbiani” l’ho letto trentasette anni fa, ma il volume è ancora nelle mie mani. In seguito al pellegrinaggio dello scorso anno a Vimmerby, paesino natale dell’Astrid in questione, alcuni venerabili Vallecchi e altre edizioni più recenti hanno reclamato attenzione, dopo decenni di silenzio.
Rileggo raramente, al contrario di mia moglie, ma in questo caso ho sentito qualcosa che mi chiamava. Una sirena, un tono salmastro che ti cattura appena volti la copertina rigida e arancione. Con le api che fanno bzz… Ed il cane che fa bu bu.
Lo lessi durante una varicella, la serie in tv l’avevano appena trasmessa sulla Rai e il cane Båtsman (Nostromo) era anche il cane mio e di mia sorella, il signor Melkersson era un mito di casa nostra. Dopo tanto tempo scopro che è più facile che mai: prendo il battello Gabbiano I, “una piccola nave decisa ed energica” e prima di notte sono alla Vecchia Falegnameria. E da lì chi le sente più le Putrefacce? Glad påsk till alla! Buona Pasqua a tutti!



postilla: lessi “Vacanze nell’Isola dei Gabbiani” che avevo 12 anni come uno dei bambini del libro. Lo riapro oggi e magicamente ho l’età di Melker, il papà dei 4 Melkerson. Un pochino di sconcerto, mezza dose di commozione, piacere a piacere.