Archive for settembre 18, 2010

Sono stato assunto a Immanet

settembre 18, 2010


Sono entusiasta perché Roberto Grassilli ha dato il mio volto ad un personaggio della sagace saga a strisce “Net to Be”. L’aspetto è quello di uno dei cosiddetti “cravattoni”, ossia quegli account che vanno sempre “in presentazione” dal cliente con millemila slide di Powerpoint da mostrare. Qualifica specifica: “Serious Face Provider”. In altre parole: domenica scorsa, durante la BlogFest 2010, ho avuto il privilegio e l’onore di sedere di fronte questo artista del fumetto – che è anche un amico e una persona squisita – ed essere ritratto. Tra le altre cose, Roberto mi ha anche fatto dono di una copia di “To be or net to be”, raccolta di strisce dell’omonimo fumetto. Un volume ormai introvabile.
Questo post valga come ringraziamento.
(da “SMEERCH“)

No Noi Non Vi Capiamo #50: “Che Cesso”

settembre 13, 2010

Scritto da Giulia Blasi per GQ.com

E venne l’annuale appuntamento con la macelleria estetica di Miss Italia, allegro macchinario in cui centinaia di squinzie si gettano felici ogni anno, al grido di “È tutto un gioco” e “Mi ha iscritta il mio fidanzato”, allo scopo di farsi giudicare per cubatura e distribuzione del grasso corporeo. Lati A, Lati B, Lati C ingiustamente trascurati, polemiche e polemicucce, ragazze chiamate a rispondere seriamente a domande di inenarrabile inanità mentre siedono in costume da bagno davanti a una giuria vestita di tutto punto, abbagliate da mille fari e impiastricciate di trucco televisivo (più simile allo stucco che a un normale cosmetico), quella lì è un trans (con buona pace della correttezza politica e pure della grammatica dell’italiano), e poi, generalmente, il nulla o semi-tale. Poche Miss diventano altro che Miss, ragazzine con un diadema in testa che piangono per lo stress e la tensione accumulata sotto una pioggia di coriandoli che attesta che solo loro, in quel momento del tempo, sono La Più Bella d’Italia.

E venne l’annuale appuntamento con la macelleria estetica di Miss Italia, allegro macchinario in cui centinaia di squinzie si gettano felici ogni anno, al grido di “È tutto un gioco” e “Mi ha iscritta il mio fidanzato”, allo scopo di farsi giudicare per cubatura e distribuzione del grasso corporeo. Lati A, Lati B, Lati C ingiustamente trascurati, polemiche e polemicucce, ragazze chiamate a rispondere seriamente a domande di inenarrabile inanità mentre siedono in costume da bagno davanti a una giuria vestita di tutto punto, abbagliate da mille fari e impiastricciate di trucco televisivo (più simile allo stucco che a un normale cosmetico), quella lì è un trans (con buona pace della correttezza politica e pure della grammatica dell’italiano), e poi, generalmente, il nulla o semi-tale. Poche Miss diventano altro che Miss, ragazzine con un diadema in testa che piangono per lo stress e la tensione accumulata sotto una pioggia di coriandoli che attesta che solo loro, in quel momento del tempo, sono La Più Bella d’Italia.

Un giocone cui l’italiano non può esimersi dal partecipare, essendo l’Italia una nazione di CT e Guillermo Mariotto. Le fotografie delle concorrenti vengono selezionate, e immancabile arriva il lapidario giudizio: “Quella lì è un cesso”. Morto, finito, stop. Quella lì è un cesso. Alta, sottile, asciutta, ma un cesso. Eh, non mi piace la faccia, quell’altra è più bella. Sì, ho capito, ma da lì a cesso ne passa di differenza. Ma no, è un cesso, dai, non la vedi.

La guardo. La riguardo. No, non è un cesso. Magari nella foto ha un po’ la faccia da scema, capita (specialmente se magari sei scema, cosa che nello specifico di una che va a farsi giudicare per la sodezza delle sue chiappe non è possibile escludere), magari semplicemente è illuminata male o non è perfettamente simmetrica come vuole il canone di bellezza vigente. Ma fra “cesso” e “meno carina delle altre” passa, di norma, una grossa differenza: le concorrenti di Miss Italia non possono essere dei cessi conclamati, essendo passate per una selezione draconiana ben prima di arrivare a Salsomaggiore e assurgere all’onore di mostrare le terga all’Italia intera. Tuttavia, l’uomo che trovandosi davanti il suddetto cesso in un qualsiasi locale avrebbe un’erezione da sparecchiare la tavola, guardandola in foto accanto ad altre si convince del contrario. In quel momento, il metro di giudizio della bellezza della ragazza in questione è completamente bidimensionale, esclude il movimento, la parola, il portamento, lo sguardo. Tutti fattori a cui il Guillermo Mariotto da divano risponde nella vita reale, mentre a Miss Italia, per qualche motivo, no. L’entusiasmo con cui partecipa alla vivisezione della Miss è pari solo alla veemenza con cui si scaglia contro le parlamentari accusate – con o senza fondamento – di essersi guadagnate il posto a mezzo fellatio: proprio non vede il nesso fra le due cose.

Resta incredibile, per quanto non inspiegabile, la sua determinazione nel dare del “cesso” a donne ampiamente al di fuori della sua portata, nonché in media nettamente più graziose della sua stessa compagna. Dopotutto, anche alla fiera del bestiame le vacche sembrano tutte uguali, ma quella frisona, accidenti, non so come si faccia a metterla vicino alle chianine. Non può proprio competere.

Fine stagione

settembre 11, 2010

Fine Stagione, spiagga, bagno 19, Marina Centro, Rimini, sett. 2010

settembre 11, 2010

ogni tanto io pure mi sforzo di essere sfacciato poi però vado a riposarmi una mezz’ora.

Piccole donne rompono

settembre 10, 2010

Lia Celi è l’antesignana di tutte le attuali mamme blogger. Quando ha avuto la prima figlia, nel 1998, la sua vocazione di autrice di satira l’ha spinta a raccontare la propria esperienza in tono dissacrante. Era una cosa tutt’altro che comune, e le lettrici della sua rubrica Mamma imperfetta, su “Insieme”, l’hanno apprezzata moltissimo. Da allora i figli sono diventati quattro, e questo libro, scritto con penna irresistibile e arguta, raccoglie e rielabora oltre dieci anni di contributi di Lia. Racconta la realtà della madre di una famiglia numerosa, con figli di varie età e problemi ed esigenze diversi. Una sola cosa raccomanda Lia alle sue lettrici: “Non chiedetemi consigli!“, perché l’esperienza non esiste, e magari è dannosa.

settembre 9, 2010

Ascolto il Festival su Radio3 in diretta da Mantova. Lella Costa, sulla parola “ironia”, quando prende come esempio “Manhattan” so cosa sta per dire, a quale scena farà riferimento. E ha ragione, mille volte ragione: l’ironia non è italiana. l’ironia può, sorprendentemente, essere commovente. L’ironia è inglese perchè è anche un’arma (iron, irony).

40k / 4

settembre 7, 2010

FORTYKEY, prima collana editoriale multilingue, concepita esclusivamente per gli e-readers! Ho curato la grafica delle “comunque necessarie” cover dei racconti. Le versioni di quelli di Bruce Sterling, Giovanni De Matteo e Maximo Chehin.

40k / 3

settembre 5, 2010

FORTYKEY, prima collana editoriale multilingue, concepita esclusivamente per gli e-readers! Ho curato la grafica delle “comunque necessarie” cover dei racconti. Qui le versioni dei testi di De Kerckhove e Hughes

settembre 4, 2010

Una imprevista chattata col regista Martelli che lunedi è sul set di Bar Sport a Sant’Agata. Mi ha trasmesso i saluti della Luisona! Mito!!

settembre 2, 2010

Oggi ha riaperto il nido. Il nostro uccellotto biondo ha cabrato là sopra non troppo convinto, ma senza proteste rimarchevoli.