Basta cerchi attorno al fuoco

Sono preoccupato, ma non per i fatti di questo momento. Viviamo da anni immersi in questo clima di rabbia pilotata da freddo interesse che però stavolta ha colpito un simbolo che tutti amiamo. Verrebbe da buttarci, magari con ancora più foga, su quello che ci limitamo a fare, appunto, da anni: rincorrere hashtag, cambiare la nostra foto profilo con icone luttuose, accodarci a link più o meno riflessivi o apocalittici. Indignarci contro quella parte di concittadini che va in orgasmella quando sente parlare di guerra e vendetta, rimbalzare schifati i titoli dei giornali saprofagi. Sono reazioni evidentemente umane, ci servono e diciamo pure che tutto quello che faremo e diremo nelle prossime 48 ore sono di proprietà della nostra componente empatica, con un robusto aiuto degli amici operatori delle news e del maleficio a cui sono sottomessi: riempire spasmodicamente ogni minuto dei loro canali pagati dal mercato delle merci.
Io sono stanco di questa ritualità autoconsolatoria, secondo me lo siamo in tantissimi. Come posso andare oltre all’incupimento che mi mettono le bandiere a mezz’asta, le dichiarazione dei ministri, gli slogan delle nostre sinistre gran-cru?
Ho bisogno di capire meglio, di uscire da questo labirinto di specchi, dal cerchio che facciamo attorno al fuoco per sentirci uniti quando siamo così spaventati. Fuori dal cerchio, nel buio, i mondi creati dai nostri nonni e bisnonni si dilaniano e si spintonano in direzioni che non capiamo, che non vediamo.
Noi restiamo a bordo di una Europa che non riusciamo più a definire, una scenografia da fiction, con confini che si restringono sempre di più.
Invece penso che avremmo bisogno di immergerci nel pensiero: leggere e studiare, smettere di farci queste sveltine di notiziari da 140 caratteri. Bisogna comprare il lavoro di chi é andato a conoscere davvero quei paesi, quelle tragedie e ne ha scritto con intelligenza. Dobbiamo lavorare su noi stessi, diventare noi un flusso, una pressione che modifichi, con i tempi necessari (che non saranno brevi) la traiettoria della nostra esaustissima civiltà occidentale.
Alieni che sparano sulla folla: sarebbe bello fossero davvero arrivati a bordo di astronavi da mondi ostili e lontani. Invece sono ragazzi cresciuti nelle nostre periferie. Contro questo avvelenamento endogeno, polizie, squadre speciali, presidenti che dichiarano lo stato di guerra, mi sembrano sul pezzo quanto una lontana, polverosa, corte di Versailles.
Noi, persone senza potere, la possibilità di urlare, piangere, maledire, minacciare la abbiamo avuta, così come quella di lanciare grandi dichiarazioni di disponibilità al confronto, all’integrazione. Poco sembra aver funzionato, perché con poco abbiamo pensato di sbrigarcela.
Ritroviamo l’umiltà di chi vuole capire. Poi, solo poi, parliamo.

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