Freak

Freak, ci fai un autografo? Qui su questa foto ufficiale di Enzo Tortora? Guarda Freak, abbiamo questo demo, ti va di ascoltarlo? Cantiamo davvero malissimo!
Nessuno canta male come Freak Antoni“, ci rispose in via Zamboni che sarà stato il 1982.
Eppure si poteva: alfieri del “peggio é meglio”, avevamo peggiorato una canzone degli Skiantos modificandola in “Sono rotto, sono gretto… È normaTe“.
Un paio di anni dopo, lui parlava bene di noi ad ogni occasione e noi, frenetici, tirfulgidi, lanciatissimi nelle nostre armature rockettare anni ’80, non potevamo dire al tenerissimo Antoni che essere connessi al “demenziale” ci pareva sempre più il bacio della morte… Una sorta di prigione a forma di settantasette bolognese.
Gli si voleva bene e basta, al Freak che a sua volta amava persino il nome, della nostra band ed era deliziato dai titoli dei nostri album, come “Bravi Ma Basta” e “Sbagliandosi in Para“. Ci indicava come evoluzione della scena di cui lui era stato uno degli iniziatori.
Su quella scena lo avevamo incrociato, dentro, fuori, dietro le quinte e tutte le volte aveva una giacchetta diversa: Freak coi capelli dritti a una rassegna rock in culo all’Abruzzo, Astro Vitelli in una compilation di band improbabili fatte, quasi tutte, da figuri che conoscevamo, Roberto Antoni poeta alla Festa Nazionale di Cuore, Beppe Starnazza a celebrare il momento avanguardista di fumetti-arte-musica che ci fu a Bologna all’inizio degli anni ’80.
Ma anche, più intimamente, ad inaugurare il primo parco Lennon d’Italia, a portare le nostre piccole primogenite sui gonfiabili progressisti di quartiere, la domenica pomeriggio. In salette prova sgamberlatissime… a casa sua, ad aspettarlo nel salottone assieme a Dandy, mentre la nonna gli intimava di uscire dal bagno.

Alzava le sopracciglia, era in costante imbarazzo e sembrava essere lui a scusarsi, per quello che attendeva tutti noi, suoi scombinati fratelli minori; per la tetragona ottusità di molto dell’ambiente musicale, per le istituzioni indifferenti, per le radio e le tv sorde e lontane. Forse persino per le spie che non funzionavano mai, sul palco.
Ci stava male, Freak, un po’ per tutti. Poi é stato male davvero.
Averlo incontrato l’ultima volta su un palcoscenico, per di più in Piazza Maggiore, fu cinematografico in modo insopportabile. Cantavo due brani di Dino Sarti, in dialetto petroniano, accompagnato dagli Skiantos che peraltro si esibivano nella celebre piazza bolognese per la prima volta. Celebravamo a modo nostro il cantautore che aveva intrattenuto la città per molti anni, a ferragosto, proprio come quella sera. Non sapevamo cos’altro stavamo officiando, in realtà. Tutto sommato, la situazione aveva la sua bella quota di demenziale.
Roberto Freak Antoni arrivò magrissimo, macilento, mi fece molta impressione. Due ore dopo si mangiava il pubblico con una esibizione da grande professionista. “Approfittando di un vuoto di potere, stasera gli Skiantos hanno preso Piazza Maggiore…

Tanta fatica per scappare dai lacrimogeni del ’77 ed eccoci qui.

Roberto Grassilli (Phil Anka di Lino e i Mistoterital)

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