Archive for the ‘FALDONI’ Category

Pasquamon

15/07/2016

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Come ci conferma la recentissima travolgente passione, i Pokemon non se ne andranno mai. Questo disegno testimonia un loro ritorno a casa nostra nel 2011, sottoforma di “Pasquamon“. Si trattava degli indizi che avevo seminato in giro, utili alle bambine per trovare le uova di cioccolato, al termine della caccia che preparo ogni anno. Oggi vi passo questa lievissima sciochezzuola, non so far altro.

Quadroimphamia!

25/04/2016

Quadroimphamia“: Lino e I Mistoterital ragazzi amModo!
Pieve di Cento (Bo), 23 marzo 1985.

È un piccolo conforto vedere fra queste foto anche un Gianni “GO” Fini realmente divertito, cosa che mi ricorda quanto il nostro amico venisse volentieri a mischiarsi col nostro casino; Gianni non era tipo da partecipare solo per cortesia. Durante le prove di questa serata disse che c’era qualcosa di “naturalmente Mod” dentro di lui, lui che aveva il più ricco pentagramma di talento musicale.
E questa é stata, appunto, una delle volte che ci ha fatto l’onore di venirlo a strillarlo con noi.

Quadroimphamia!

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01/04/2016

Pasqua ’16. Auguri!

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29/03/2016

Le prime trentadue “Net To Be ben raddrizzate, lucidate, consegnate alla storia dell’arte popolare le trovate sempre qui.

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27/03/2016

Le buone letture di #Pasquetta, quando sono donate da stimati colleghi, sono ancora più gustose 😍


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grazie Roberto Grassilli Marianna Balducci

Caterina Mendolicchio

La Imelde 1

11/03/2016

La redazione di Cuore e Bologna non fraternizzarono mai più di tanto, vuoi per una latenza milanese che il giornale non perse mai, con tutte le difficoltà a rilassarsi in situazioni extra-lavorative tipiche dei professionisti meneghini, sia per la chiusura in combriccole, ortodossìa delle città di provincia che anche Bologna possiede, nonostante soffra ad ammetterlo. Però qualche episodio extra-rotative si verificò, come quell’intensa collaborazione fra alcuni cuoristi e l’emittente cittadina più affine in spirito e umore al settimanale verdolino: Radio Città del Capo, del gruppo Popolare Network.
Sordo? Felice!“, a cura di Lia Celi e Alessandro Robecchi, fu un breve ciclo di trasmissioni con testi satirici e intrusioni dei consueti personaggi improbabili, a cui davano voce altri collaboratori di Cuore, vedi Andrea Aloi e Michele Cavaliere. Dal sacco sottoscritto estrapolo una intrusione dell’Imelde, signora petroniana in età, dedita al sociale e al proprio quartiere tutto di sinistra. A risentirla riconosco tracce di precedenti patacate radiofoniche che avevo sparso nell’etere bolognese molti anni prima e anche qualcosa del mondo-Terital.

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Freak

24/02/2016
Freak, ci fai un autografo? Qui su questa foto ufficiale di Enzo Tortora? Guarda Freak, abbiamo questo demo, ti va di ascoltarlo? Cantiamo davvero malissimo!
Nessuno canta male come Freak Antoni“, ci rispose in via Zamboni che sarà stato il 1982.
Eppure si poteva: alfieri del “peggio é meglio”, avevamo peggiorato una canzone degli Skiantos modificandola in “Sono rotto, sono gretto… È normaTe“.
Un paio di anni dopo, lui parlava bene di noi ad ogni occasione e noi, frenetici, tirfulgidi, lanciatissimi nelle nostre armature rockettare anni ’80, non potevamo dire al tenerissimo Antoni che essere connessi al “demenziale” ci pareva sempre più il bacio della morte… Una sorta di prigione a forma di settantasette bolognese.
Gli si voleva bene e basta, al Freak che a sua volta amava persino il nome, della nostra band ed era deliziato dai titoli dei nostri album, come “Bravi Ma Basta” e “Sbagliandosi in Para“. Ci indicava come evoluzione della scena di cui lui era stato uno degli iniziatori.
Su quella scena lo avevamo incrociato, dentro, fuori, dietro le quinte e tutte le volte aveva una giacchetta diversa: Freak coi capelli dritti a una rassegna rock in culo all’Abruzzo, Astro Vitelli in una compilation di band improbabili fatte, quasi tutte, da figuri che conoscevamo, Roberto Antoni poeta alla Festa Nazionale di Cuore, Beppe Starnazza a celebrare il momento avanguardista di fumetti-arte-musica che ci fu a Bologna all’inizio degli anni ’80.
Ma anche, più intimamente, ad inaugurare il primo parco Lennon d’Italia, a portare le nostre piccole primogenite sui gonfiabili progressisti di quartiere, la domenica pomeriggio. In salette prova sgamberlatissime… a casa sua, ad aspettarlo nel salottone assieme a Dandy, mentre la nonna gli intimava di uscire dal bagno.

(altro…)

07/02/2016

E riguardo quel vecchio film: certo che l’arsenico fa male, ma secondo me in realtà morivano ingoiando i vecchi merletti.

01/02/2016

La parola di mia mamma di oggi é: “spòulta”.
La frase di mia nonna di oggi é: “con chi du zarléin”.

29/01/2016

La frase di mia nonna di oggi é: “tòta c’la vfciariì! Da ferén?
La parola di mia mamma di oggi é: “strasinòn!

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27/01/2016

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Zero Mostel, nato Samuel Joel Mostel, uno degli otto figli di una famiglia di ebrei ortodossi di Brooklyn (“One of the greatest, most unique, and definitely irreplaceable talents to grace the American stage and movies”) e Gene Wilder, nato Jerome Silberman, figlio di immigrati ebrei russi, sono gli interpreti di “The Producers“, film del 1969 (una delle mie comedy preferite in assoluto, se non LA preferita), scritto e diretto da Mel Brooks, nato Melvin James Kaminsky da famiglia ebrea di origine polacca. A loro tre dedico il mio pensiero e il mio ringraziamento in questa giornata.

Todà, todà rabbà.

Dopo tutti questi anni

27/01/2016

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Quasi non ci credo che sono seduti qui davanti a me, come due vecchi amici… Dopo tutti questi anni.

Il mondo é andato avanti, una evoluzione della serie tv para-mister-fantascientifica che da Lost é arrivata fino a Leftovers. In epoca di Walking Dead regnante, i nostri arrancano un po’, spaesati. Devono formattare il pacco delle nove stagioni antiche e trovare una continuity credibile per i loro complotti planetari datati pre-wikileaks. Devono contemporaneamente spiegare cosa hanno fatto in questi 15 anni, dov’é finito il loro figlio, come mai si può entrare e uscire dall’FBI come da un Lidl (pare sia sufficiente che il direttore del negozio sia ancora Skinner). Ma dopo questo inizio un po’ cialtro, dove la richiesta di fiducia incondizionata rivolta ai vecchi fan é evidente e financo un po’ disperata, i due si rimettono i completi scuri e riaccendono quei torcioni fuori moda. La sarabanda X-Filesiana riparte con i modi e i ritmi consueti e noi, pieni di affetto e commozione, ri-sospendiamo la realtà.
Non é carino valutare quanto un vecchio amico, o parente, sia “vintage”, o se ha calcato un po’ troppo la mano col Grecian 2000.
Ci bastano Fox e Dana, noi sappiamo che loro sanno che noi sappiamo.

 

Anni di pongo

20/01/2016

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Settembre 1978: all’incrocio fra le suggestioni scatenate dalla visione di American Graffiti (Grease e Happy Days stavano per uscire in Italia, ma in questo momento ancora non c’erano) e la voglia di “radio libera” che possedeva tutti i ragazzi di allora, sta questa Radio NOI, emittente provvisoria che copriva forse metà San Pietro in Casale e che é vissuta il tempo di una festa parrocchiale.
L’immersione in questi anni ’50 assolutamente nostrani fu un bellissimo gioco condiviso con gli amici di allora; ognuno ci mise del proprio e tutto divenne “vero”.

Gli angoli di Jannacci

16/10/2015

Roberto Grassilli appartiene alla categoria dei creativi multiformi che ha avuto in Enzo Jannacci uno dei suoi picchi più alti.
Fumettista, illustratore e cantante (con la rock-band di culto “Lino e i Mistoterital”), è anche lui parte dalla sontuosa squadra di artisti che comporranno la mostra “Gente d’altri tempi” (dal 10 dicembre al Castello Sforzesco di Milano).12122572_1489387964689570_1453360293413296059_n

Così Grassilli (di cui potete vedere un dettaglio dall’illustrazione “I soliti accordi”) ricorda il “suo” Jannacci:

«Non é “come” se Enzo Jannacci ci fosse sempre stato.
Lui c’era stato sempre, DAVVERO, nella mia vita. Dentro al televisore in bianco e nero, come la sua faccia smunta in contrasto con gli occhiali, a meravigliare me bambino. Tutti gli altri sorridenti e morbidi, lui spigoloso e smarrito. Mia nonna lo chiamava “Nacci“.
Dopo qualche anno, in combutta con Cochi e Renato: trasmissioni in orari ancora a rischio per me, primi tormentoni esilaranti, canzoni disperate che facevano ridere. “Baila Carrete, che te pago!”. Ed era lui sotto quel casco a guidare la moto che portava via Ponzoni e Pozzetto nella sigla finale.
Grazie mitica Rai dei ’60.

Poi un giovane professore, in quelle scuole medie già in odore di eskimo, me lo suona con la chitarra, sul prato. Lui, Gaber, Fo. Individuo il collegamento. Grazie Professore.

Epoca del cantautore trionfante: mentre tutti predicano, lui tira fuori un album come “Ci vuole orecchio” e assesta una ennesima zampata “con la forza di un leuùn“. Mi godo una sua esibizione con la fidanzatina, lo vedo dal vivo a Rimini che intrattiene e non perde un colpo. L’unica volta, purtroppo. O meglio: l’unica volta mentre fa spettacolo.

Io cresco, disegno, canto con una mia band stralunata per tutti gli anni’80. Jannacci spunta e contrappunta in tante occasioni. Capisco che ormai la sua é la dimensione di un “maestro”. Con la compagna più importante, quella con cui creo una famiglia, condivido anche l’amore, ormai intenerito, per le canzoni che entrambi sentivamo da bambini.
Aveva un taxi nero che andava col metano con una riga verde allo chassis…

Anni e canzoni, il lavoro mi porta spesso a Milano. In piena new-economy lo rivedo ancora una volta. Un fine serata, mii hanno riaccompagnato, sto per scendere dall’auto ma sul marciapiede qualcuno sta lì che guarda nel vuoto.
– Ma é …?
– Sembra proprio lui.. Sta male?
– Uhm…
– Aspettiamo un momento… Non andate… Un momento

In silenzio, dentro all’auto, stiamo fermi. Voglio dire: QUELLO é Jannacci. Nessuno vuole andare via se forse Jannacci sta male. Lui ha quella sua solita aria imprecisa… ma stavolta non é davanti a una telecamera. Dal giubbotto tira fuori una fiaschetta e beve un sorso. Si riavvia, gira l’angolo, la camminata é abbastanza rassicurante. Siamo tutti sollevati.

Due anni fa l’Enzo ha girato un angolo più serio. Ci siamo rimasti tutti male e da allora ci diamo da fare per trattenere il più possibile quello che ci ha lasciato. Io stavolta, per esempio, ho disegnato una sua canzone.»

28/09/2015

ho fatto colazione con Gopher e Veronica al Mosaic Café. Oh si sono molto vecchi ma sono sereni e dignitosamente fieri di ciò che sono stati.

Primitiva Maria

27/09/2015

Ricomincio da mia nonna materna. Si chiamava Primitiva Maria Berselli, vedova di Sergio Boriani, uno della famiglia dei “Murétt” di San Pietro. Era nata nel settembre 1900 a Pueblo Nuevo sul Mar, provincia di Barcellona, Spagna. I suoi genitori, Natale e Genoveffa, se non ricordo male, erano andati all’estero a fare gli emigranti e lei era nata là.

Dato che i suoi primi quattro anni di vita li aveva passati in terra spagnola, i suoi genitori si erano abituati a chiamarla “chica“. Quando tornarono a San Pietro in Casale il nomignolo venne trasformato dalla cadenza nostrana in Cicca, poi “Cécca“. La casa dove sono nato io, fra la chiesa e la stazione, era sua, ed era stata ricavata da uno stabile nato come magazzino di una azienda chiamata A. P. E.
Di conseguenza io, per i vecchi del paese, ero “al fiòl d’l’ Angela d’la Cécca d’l’Ape“. Quasi come le sequenze di cognomi spagnoli 🙂

Nonna Primitiva Maria si raccomandò di non mettere il suo soprannome nel mortuorio e così facemmo. Resta comunque Cècca nella memoria storica ed Sampìr.

Dean Jones / Jim Douglas

03/09/2015

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Oh si che ti ho amato, per chi guidavi e come lo guidavi. Hai avuto anche i bassotti. il danese, il gatto (quello dell’FBI e quello delle nevi), persino un pirata fantasma. Ma per me eri e resti l’invidiato pilota Jim Douglas, legittimo proprietario di Herbie, the Love Bug. Il primo film della serie fu per me quasi una patologia.

Non posso far altro che accodarmi a chi ti sta salutando, Dean Jones e ringraziarti. Probabilmente anche a nome di tutti gli altri seduti con me al buio, nel cinema-teatro parrocchiale “Italia” di San Pietro in Casale, davvero molti anni fa.

Big Retourn

31/08/2015

…quel che sappiamo é che oggi Big Camillino vive nella Foresta Nera a Schwerkraft Wasserfall, in Germania e gestisce un discutibile “Museo Delle Stranezze Da Forno“. Si tratta sicuramente di una copertura, basta guardare meglio e si intuisce di che pasta é fatto… 11931618_10153247003053227_1023422385_n

25/08/2015

La parola di mia mamma in dialetto bolognese che vi lascio oggi é “buridòn“.
La frase di mia nonna invece é “mo che malepp! Ac’ gatèra!

16/08/2015

Una antica T-shirt con tracce ancora evidenti di raggiri internazionali

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le parole nella casa

13/08/2015

La parola in bolognese di mia mamma che vi lascio oggi é “dimondi“.
La frase bolognese di mia nonna invece é “al déva dal slusneé!

più bestie si vedono

11/08/2015

Durante una amorosissima incursione senza pudore negli archivi del Fancléb dei Mistoterital, la Fansina “Next GenerationDina Gabar (sono ammiratrici autogeneratesi dopo lo stop della band nel ’91) ci ha intimato di rendere pubblico e fruibile certo materiale odoroso di storia (e di cazzate). Il piglio con cui lo ha fatto e il suo dito puntato (é qui accanto al mio occhio destro anche ora, pronto a colpire) mi ha convinto a procedere con questa pubblicazione, corredata di info riguardanti i besti dentro al manifesto.

manifestotutto

Panic Angelicus

10/08/2015

Panic Angelicus é una linea telefonica speciale per le necessità urgenti e alate.
@clarenceobody @joependleton @cassiel

Larry e Nadir

05/08/2015

Fra le belle mostre del Cartoon Club 2015 di Rimini‬, in quella di Nadir Quinto (un genio del pennino da riscoprire) ritrovo un fumetto che sta nel mio cuore, che leggevo su “il Giornalino” in età brufoloide. Le avventure di Larry Yuma mi rendevano interessante l’epopea western, che per il resto, dai film a Tex mi aveva sempre lasciato freddo.
Non ricordavo che era lui, Quinto, il sapientissimo disegnatore di questa saga. Felice di averlo ritrovato, ho chiesto al mio fotografo personale Red P. Gasoline di immortalarmi lì, nel Museo della Città.

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il Tato

27/07/2015

Tato attaccala sul muro dietro di te. Un abbraccio, Rob
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24/07/2015

La parola in bolognese di mia mamma che vi propongo oggi é “instizé“.
La frase in bolognese di mia nonna invece é “s’al ciachèr s’infilzesser me areé na gulèna longa axé“.

Diaz

21/07/2015

Oggi bambini facciamo una attività per ricordare la Macelleria Messicana della Diaz. Avete tutti il vostro manganello? Bene, adesso prendiamo qualcosa di morbido: un boy scout, una giovane manifestante, uno studente europeo in trasferta. Pronti? Iniziate a pestare non appena la suoneria “faccetta nera” inizierà a trillare sul telefono del sovrintendente capo.

Portfolio!

20/07/2015

Lo so che voi mai, mai e poi ma lo dimentichereste, ma io devo dirvi ogni tanto che qui c’é il mio trifulgido Portfolio!
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