Questo disegno ha vent'anni, caspita e ancora caspita. Fatto per una mostra, di cui potete leggere qui sotto, di quelle collettive che si usavano negli anni '80, per le quali si chiedeva a un bel mazzetto di fumettari/illustratori di produrre un'apposita tavola per partecipare, in assembleare letizia.EDITORI DEL GRIFO
6a MOSTRA INTERNAZIONALE
DEL FILM DI FANTASCIENZA E DEL FANTASTICO ROMA, CINEMA CAPRANICA, 26-30 MAGGIO 1986
Copertina: Jacono
ISBN 88-85282-77-6
Copyright - @1986
Editori del Grifo, Montepulciano (Siena)
Assessorato alla Cultura del Comune di Roma
Assessore: Ludovico Gatto
Dirigente Superiore: Carlo Melappioni
Primo Dirigente: Elisabetta Sangiorgi
Dirigente: Silvio Tucciaroni
Ufficio Mostre Settore Immagine: Paola Vassalli
Ufficio Spettacolo Settore Cinema: Elisabetta Bruscolini
Relazioni esterne: Mara Mariotti
Allestimenti: Enrico Mastrangeli
La mostra è stata curata e realizzata dalla Associazione Alzaia-Grifo
Organizzazione: Agostino Milanese, Mauro Paganelli, Luisa Taravella, Angela Vincenti
Allestimento: Salvatore Liberti
Grafica: Paolo Barcucci, Tiziana Piccone
Fotografia: Sergio Ciarlo
Cura del catalogo: Marco Giovannini
Qualcuno ha già detto, ne sono sicuro, che le narrazioni di sciencefiction, sono molto probabilmente le fiabe dei nostri tempi. Qualcuno, allora, potrebbe aggiungere: fra i personaggi di queste nuove fiabe quali più attuali dei vampiri?
Dalle antiche segrete dei castelli medioevali a questa nostra epoca post-tecnologica di imminente e incalzante nuova barbarie, certo ben più feroce di altre che l'hanno preceduta, il vampiro è con noi.
Non si nutre forse la nostra stessa cultura, con vampiresca memoria, di citazioni e rivisitazioni che ormai da sole sembrano costituire l'unica sua linfa vitale? è per questo che in occasione della sesta edizione del Fantafestival abbiamo pensato di dedicare ad un pubblico "giovane" e agli affezionati cultori del genere una mostra collettiva sul tema del Vampiro; mostra in cui lasciar convivere diverse, ma oggi non più così lontane, forme espressive quali la pittura, il fumetto, la grafica in un discorso, del resto già avviato, di mescolanza e crediamo vitale contaminazione di generi.
Ludovico Gatto
Assessore alla Cultura
Vamp vamp hurrà. Un grido e un saluto insieme per festeggiare nelle pagine che seguono la prima raccolta/censimento di originali vampirici. E in molti casi si tratta di originali veramente originali come chi si prenderà la briga di guardarli con gli occhi del Cuore e della mente oltrechè con quelli del volto, potrà rendersi conto.
C'è motivo perfino di coniare per l'occasione un neologismo, "vampart", e salutare non certo la nascita quanto la consacrazione di un genere, un movimento, o qualunque altra cosa sia, che dal buio delle segrete di qualche castello dei Carpazi, scrollandosi di dosso le ragnatele del tempo e dell'ironia, piano piano è arrivato al neon delle gallerie d'arte. E per fortuna, come è capitato per altri generi o movimenti seri, stavolta non si deve parlare di rivalutazione postuma perché come si sa il vampiro è più che mai fra noi, non sia altro per il fatto che ben a fatica può veramente morire.
"Vampart", sia chiaro, è un termine di comodo, alla moda nel senso che viviamo un 'epoca di frettolosa ma purtroppo inevitabile sintesi, pena l'uso immediato di quel telecomando dell'anima che è più che la noia, la difficoltà di immediata catalogazione. "Vampart", oltretutto, è un termine in stile perché "vampirizza" tutto quello che l'ha preceduto, per nascere se ne nutre, e in cambio lo fa rinascere. Perché diciamocelo francamente la "vampart", al di là delle parole, è vecchia come l'art e come il vampir, cioè come l'uomo se vogliamo continuare in questo stile mezzo creativo e mezzo rivistaiolo.
Ha solidi e quotati precursori che, mischiando secoli e generi come in una grande insalata dello chef, si chiamano Goya, Dalì, Beardsley, Munch, Burne-Jones, Rops, Bosh, Klinger, Ernst, Martini, Redon, Fini.
Non mancano poi dei grandi dal pedigree un pò incerto. Due per tutti, Boleslas Biegas e Clovis Trouille. Questa confusione, più che contaminazione, fra grafica e pittura è assolutamente voluta e non casuale. Tanto è vero che qui si va ancora oltre, aggiungendo alla partita un altro giocatore: il fumetto.
Migliore interprete, francamente, non si potrebbe avere.' Così come il vampiro stesso, mito popolare o colto, a seconda dell'approccio che ha avuto, il fumetto gode, usa e abusa della stessa doppia anima. A fianco della produzione "bassa", popolare, di massa, ce n'è un 'altra più colta e raffinata. Nata, comunque, dalla precedente, col solito sistema della vampirizzazione.
Correvano gli anni Cinquanta quando negli Stati Uniti esplodeva frenetica la mania degli horror comics. Erano anni di guerra fredda e di caccia alle streghe politiche. E anche il vampiro veniva ideologicamente arruolato. Da allora la questione dei colori non è pili soltanto cromatica: nero, bianco o rosso? E chi si stupisce, non ricorda la contemporanea politicizzazione di tutti gli altri colleghi in mostruosità e fantasticherie sintetizzabile in una massima eterna ancora visibile su un muro di Trastevere "Godzilla e Gamera ci salveranno dalla trama nera".
Erano gli anni cinquanta e sessanta ed erano l'America e l'Italia. Ma se proprio si vuole trovare un precursore ai fumetti vampirici, bisogna correre indietro ai Quaranta, quando in Inghilterra Edward Lloyd mise la penna al servizio delle infinite avventure del vampiro Varney. Protofumetti, perché in realtà erano semplici illustrazioni di un serial travestito da feuilleton. Già perché allora il fumetto non esisteva ancora, trattandosi degli anni Quaranta, ma del 1840...
Negli ulitmi tempi la vampirologia si è estesa a macchia d'olio, anzi, meglio, come un'epidemia. Come se i vampiri moderni non trasmettessero più soltanto baci ma anche bacilli. Ed anche in Italia ha mietuto vittime. Dal 1960 ad oggi sono almeno dieci i libri dedicati all'argomento. E se due sono ormai dei classici esauriti e recuperabili solo in biblioteca ("lI vampiro", Ornella Volta, 1964; "lo credo nei vampiri" di Emilio di Rossignoli, 1961), altri sono recentissimi a testimonianza del continuo morire e risorgere di quella che è ormai diventata una figura metaforica. Consigliabili, soprattutto gli ultimi due: "l vampiri" di Domenico Cammarota, Fanucci Editore, 1984 e "lI libro dei vampiri" di Fabio Giovannini, Dedalo, 1985. Tutti questi volumi hanno in comune una cosa: la documentazione quasi maniacale sintomo di amore sincero per la materia. E anche l'aver privilegiato forme più consolidate come il cinema, la letteratura, l'arte, il teatro, rispetto al fumetto. A parziale integrazione, ecco una velocissima carrellata, vera e propria vampirizzazione grafica. Con una precisazione: han fatto più per la causa della popolarità vampiresche (nel senso di mantenerne viva la memoria e la tensione fra Vurdalak o addirittura (quantitativamente se non qualitativamente) Jacula, Zora, Sukia che le mille banali trascrizioni del "Dracula" di Bram Stoker, il romanzo più citato e meno letto della storia della letteratura, dopo la Bibbia.
Ed ecco spiegato il motivo per cui queste gentili "signorine" compaiono per la prima volta in una mostra, accanto ai Crepax, ai Liberatore, ai Pazienza, ai Buzzelli...
Resta l'ultima domanda. Ma insomma chi è questo vampiro? Un mascalzone assatanato di sangue, un poverocristo, un ermaginato, un diverso che vuole solo fare conoscenze e non sa altro sistema, un filantropo che in cambio di un piccolo morso allunga la vita dei suoi amici sia pure esponendoli ad effetti collaterali (niente sole, niente aglio, niente croci, occhio ai paletti di frassini, ecc. ecc.), un maniaco sessuale smascherato da questo invito canoro a ritmo di cha-cha-cha popolarissimo negli anni Sessanta: "Dracula, Dracula, Dracula/vampiro dal nero mantello/ perché non ti succhi un bel pollo/ e lasci le donne campar...".
Mah, vediamo che ne pensano i nostri "vampartisti"...
Vi giunga un augurio di serenissima Pasqua da questa sede tendenzialmente laica, ancorchè spiritualmente complessa e teoboh. Nell'occasione, ripesco e metto in archivio un racconto breve di Lia, probabilmente uno di quei "precotti" confezionati per i numeri estivi di "Cuore". Lo corredavano alcune mie illustrazioni in bianco e nero (matite, ecoline), realizzate in quegli stili che il giornalino verde ci concedeva di usare per queste rallentamenti canicolari dei ritmi della satira. Vorrei anche ringraziarvi per le parole affettuose delle settimane scorse. Ognuna di esse mi ha fatto bene e me la tengo cara. Non so se potete ritenerlo tale, ma vorrei ringraziarvi rimettendomi a produrre la strip e tutte quelle cose che che uniscono voi e il sottoscritto su questo blog.
Nel 1988 ho collaborato ad un nuovo periodico chiamato Pianeta Più. Era rivolto alle ragazzine implumi ed era pieno di rubriche che necessitavano di disegnetti colorati e felici. E' durato solo qualche mese poi ha chiuso. Peccato perchè è il lavoro, uno dei classici lavori, che chi disegna gradisce molto avere nello scadenziario degli impegni fissi: rilassante, non cervellotico. Gallina beccami se mi ricordo l'editore. Una selezione di tali pitturelli la vedete qui.

Siamo una realtà locale. Non crediate, è un obiettivo ambizioso: in tempi di difesa delle diversità territoriali è quasi una consacrazione. Il librino scritto da mia moglie è stato accolto dalla città con un favore insperato, tanto da indurre il Municipio a ristamparne un bel seimilacopie. La nuova tiratura verrà allegata al quotidiano Corriere della Romagna il giorno 28/1/05, salvo impedimenti tecnici.
Qui una rassegna della stampa locale e una blog-recensione di Antonio Montanari.
Recensione di "Newsrimini".
Qui le mie illustrazioni per il librillo.
Intervista a Lia: Manuela Angelini per il Corriere Romagna, 25/1/06.
"Alieni a Rimini, come integrarsi fra i riminesi senza perdere il buon umore".
Scritto da Lia Celi, si avvale delle illustrazioni di Roberto Grassilli (edizione speciale nella collana de ‘L’Arengo Quaderni’ del Comune di Rimini), è stato realizzato per la cerimonia “Saluto di Fine Anno” di mercoledì 21/12/05, nel corso della quale è stato distribuito agli intervenuti.
Nel corso dell'incontro il sindaco di Rimini Alberto Ravaioli ha consegnato il “Sigismondo d’oro 2005”, il riconoscimento ai cittadini riminesi che hanno onorato con la propria attività la città di Rimini.
Il prestigioso riconoscimento è stato attribuito quest'anno 2005 all’Anpi Rimini (60° della Liberazione) e a Piero Meldini.
Dai tempi del giornale che ci ha fatto conoscere (galeotto fu Cuore e chi ci scrisse), mia moglie e il sottoscritto non avevano più apposto le firme sugli stessi fogli stampati. A parte il mutuo della casa, direi. Ben volentieri quindi abbiamo accettato la proposta di Stefano, assessore alla cultura di Rimini, che ci ha individuati come possibili autori per il secondo titolo della collana "I Libri dell'Arengo". Lo scopo di questa operazione editoriale è dotare il Comune di un piccolo corpus di operine riminicentriche, oggetti di memoria e di sguardo contemporaneo sulla nostra città. Strenne originali per le occasioni come il "Sigismondo", di cui sopra.
Qui una rassegna della stampa locale e una blog-recensione di Antonio Montanari.
Recensione di "Newsrimini".
Qui le mie illustrazioni per il librillo.
Piccolo disegno fatto e versato alla Banca del Tempo di Bologna nel 1998, nell'ambito di una mostra/manifestazione organizzata per far conoscere questa meritoria iniziativa. Ogni autore sceglieva una frase dal "manuale di istruzioni" della Banca e la illustrava a modo suo. Matite, ecoline, Photoshop.
Disegno per la celebrazione del quinto secolo dell'università di Urbino. Come vedete, c'è un errore marchiano, in seguito corretto.
Ecoline, Caran d'Ache, Stampante Hp. Novembre 2005.
Lavorare per un'agenzia che ha clienti che vogliono andare sulla Rete, anche se non sanno di preciso cosa farci. E' stato uno dei miei impegni nel biennio intercorso fra la chiusura di Cuore e la nascita di Clarence-versione impresa. Una web-agency, fra le prime e più importanti di Milano, aveva assorbito il talento di Gianluca ed ospitava il nostro sito-pet project sui suoi server. Io ero una specie di consulente grafico, un madonnaro delle icone, utili per corredare (di fregi e pulsanti attivi) le novissime vetrine elettroniche delle aziende che si affacciavano su Internet.
Un lavoro divertente fu quello per Auricchio: il marchio caserario lasciò praticamente mano libera per visualizzare un negozio "fumettoso", da loro definizione. Quello stesso disegno, arricchito poi da codici (scritti da Gianluca se non ricordo male) che consentivano a figurine varie di scaturire da botole e sportelli, al semplice passaggio del mouse, è ancora funzionante online qui, nel sito ufficiale della ditta. E trattandosi del labilissimo web, con un bel record di stagionatura, ormai.
Mi piacerebbe disegnare di nuovo per le parole di Lia, come succedeva regolarmente a Cuore, come è successo sporadicamente su Clarence, o come per questi casi specifici, le copertine dei suoi primi libri, realizzate per Sperling & Kupfer nel 1995 e 1997. Non che manchino gli spunti e i progetti, rimandati sempre a momenti più propizi. Le occasioni migliori di solito arrivano da fuori, le "commesse" di lavoro intese in senso classico. Questo inizio di 2005 del resto ha soffiato sulla polvere che si annidava fra le mie matite e ha rimesso in moto qualcosa. Se le giunture non mi tradiscono, i segnali per una cosa nuova assieme alla Mia-Lia ci sono tutti ;-)

Un disegnetto autunnale, compilato sotto la supervisione di Emma, che premeva da qualche settimana per vederlo finito.
Il post di accompagnamento lo trovate nell'ala accanto, nella Vonorace .
Illustrazione del 1986, per un periodico Condè Nast, di cui non riesco a trovare la copia nel mio archivio. Credo comunque fosse un numero di "Per Lui". Il disegno mi pare racchiuda un bel po' del fighettame neo-decadente degli anniottanta. Ho usato pastelli a cera e matite caran d'ache (un periodo, quello, in cui questa tecnica era in voga).
Non si vuole usurpare questo merito, perchè di sicuro l'Angelo di Seconda Classe Clarence Obody non aveva bisogno di noi per continuare la sua strada nell'immaginario della gente.
Fu un colpo di genio di Gianluca, il primo in mia presenza, a cui io diedi un nome e un corpo disegnato.
Era il 1996 e in quel modo, nelle nostre intenzioni, un pezzetto di mondo fantastico e simbolico, sonnecchiante in quella famosa pellicola di cinquant'anni prima, veniva traghettato nei nuovissimi territori di Internet.
Tre anni dopo, quando Clarence diventò il nostro mestiere, la community attorno all'Angelo del Web era così cresciuta da potersi permettere di festeggiare due ricorrenze: il 15 ottobre ('99), ovvero la messa online del portale e la giornata odierna, in cui si celebrava il genetliaco del "personaggio" Clarence, proprio come si festeggia un patrono.
La data del 24 maggio era stata desunta da una scena de "La vita è meravigliosa", in cui il Custode di George Bailey, dopo averlo salvato dal fiume, dice di avere "291 anni a maggio". Fate i conti e scoprirete che oggi il vecchio Cla ha soffiato su trecentoquarantanove candeline.
E finchè il portale è stato il portale, la feste per lui sono state belle e partecipate. Con strip disegnate appositamente, auguri degli utenti e cotillons.
Dunque, se pure da questa emittente regionale, ci tengo a rinnovargli i buoni auspici. A questo simbolico-realissimo collega, parente, amico: buon compleanno.
Questo disegno è dell'ottobre 1989, fatto per incrementare il pacchetto di disegni da esporre ad una mostra. Avevo letto poco prima "Ritratto dell'autore da cucciolo" di Dylan Thomas, mi era piaciuto un sacco e avevo riso molto sull'ultimo racconto dell'antologia: "Una storia".
Se possiamo chiamarla storia. Non c'è un vero principio e una vera fine, e c'è molto nel mezzo. P, tutta su una gita in carrozzone a Porthcaw1, dove, naturalmente, il carrozzone non arrivò mai, e questo successe quando io ero alto cosí e piú grazioso di adesso.
A quel tempo stavo con mio zio e sua moglie. Sebbene fosse mia zia, io non pensavo mai a lei se non come alla moglie di mio zio, un po' perché lui era cosí grosso e tonitruante e rosso-peloso e riempiva ogni centimetro della piccola casa torrida come un vecchio bufalo pigiato dentro un armadio, e un po' perché lei era cosí piccola e serica e svelta e non faceva alcun rumore quando si muoveva velocemente su zampette felpate, spolverando i cani di porcellana, nutrendo il bufalo, sistemando le trappole per i topi che non la intrappolavano mai; e appena spariva dalla stanza per andare a squittire in qualche angolo o a rosicare qualcosa nel fienile, ti dimenticavi che ci fosse mai stata.
Ma lui c'era, sempre, l'enorme sbuffante scafo dello zio, le bretelle tese come gomene, pigiato dietro il banco del minuscolo negozio, ansante come una banda di ottoni; oppure in cucina, mentre ingordamente e rumorosamente trangugiava lá'cena, smisurato rispetto a tutto il resto fuor che le grandi barche nere delle sue scarpe. Piu lui mangiava, piu la casa rimpiccioliva; egli straripava sui mobili; lo sgargiante prato a scacchi del suo panciotto era cosparso, come dopo un picnic, di cicche, bucce, torsi di cavolo, ossa di uccellini, sugo; e la fiammeggiante foresta dei suoi capelli crepitava tra i prosciutti che pendevano dal soffitto. Lei era cosí piccola che poteva picchiarlo soltanto salendo su una sedia, e tutti i sabato sera alle dieci e mezzo lui la sollevava con un braccio e la metteva sopra una sedia di cucina perché lei potesse colpirlo sulla testa con qualsiasi cosa le capitasse sotto mano, quasi sempre un cane di porcellana. La domenica, e quando era un po' ubriaco, cantava da tenore, e aveva vinto parecchie coppe.
Su uno scaffale del 1994 c'è questo disegno, che si chiama "Bendix, Ottava Strada, New York". Se volete guardarlo, cliccate sul particolare qui accanto, sono un'ottantina di "k" di peso, non dovrebbe essere drammatico da aprire.
L'ho fatto in previsione di una mostra che poi non s'è tenuta, ma soprattutto perchè avevo voglia di fermare gli sbuffi di polvere di un ricordo piacevole. Lia ed io eravamo stati a visitare le Twin Towers
, era ormai sera e a casaccio scegliemmo un ristorante che ispirava cordialità e calore, sbirciando dalla vetrina. Ed era ciò che prometteva, un localetto di
aspetto dignitoso e orgogliosamente "di servizio": bacheche piene di annunci solidali, tavolini occupati da un'umanità variegatissima e rilassata, menu che badava al sodo. E, per noi due, il sodo fu un pollo "Jewish Home Style" che ancora ricordiamo con commozione. Nel disegno, al centro una
mia "Lia" versione manhattaniana, mentre quel gatòne di spalle sono io come mi presentavo quasi dieci anni fa. In barba a tutti i luoghi comuni su New York, spendemmo poco, fummo trattati con gentilezza e tornammo tranquillamente a piedi all'albergo.
Questo disegno è dell'ottobre 1989, fatto per incrementare il pacchetto di disegni da esporre ad una mostra. Avevo letto poco prima "Ritratto dell'autore da cucciolo" di Dylan Thomas, mi era piaciuto un sacco e avevo riso molto sull'ultimo racconto dell'antologia: "Una storia".
Lo straripante "zio" di quelle pagine mi aveva sollecitato matite ed Ecoline, e questo è il risultato. Per vedere la tavola, cliccate sul faccione di Zio Thomas.
Poi però leggetevelo questo bel libro. Per darvi un'idea, ho messo l'incipit qui (potete altrimenti cliccare continua).
E fatevi una pinta alla salute di Mr. Dylan.
Se possiamo chiamarla storia. Non c'è un vero principio e una vera fine, e c'è molto nel mezzo. P, tutta su una gita in carrozzone a Porthcaw1, dove, naturalmente, il carrozzone non arrivò mai, e questo successe quando io ero alto cosí e piú grazioso di adesso.
A quel tempo stavo con mio zio e sua moglie. Sebbene fosse mia zia, io non pensavo mai a lei se non come alla moglie di mio zio, un po' perché lui era cosí grosso e tonitruante e rosso-peloso e riempiva ogni centimetro della piccola casa torrida come un vecchio bufalo pigiato dentro un armadio, e un po' perché lei era cosí piccola e serica e svelta e non faceva alcun rumore quando si muoveva velocemente su zampette felpate, spolverando i cani di porcellana, nutrendo il bufalo, sistemando le trappole per i topi che non la intrappolavano mai; e appena spariva dalla stanza per andare a squittire in qualche angolo o a rosicare qualcosa nel fienile, ti dimenticavi che ci fosse mai stata.
Ma lui c'era, sempre, l'enorme sbuffante scafo dello zio, le bretelle tese come gomene, pigiato dietro il banco del minuscolo negozio, ansante come una banda di ottoni; oppure in cucina, mentre ingordamente e rumorosamente trangugiava lá'cena, smisurato rispetto a tutto il resto fuor che le grandi barche nere delle sue scarpe. Piu lui mangiava, piu la casa rimpiccioliva; egli straripava sui mobili; lo sgargiante prato a scacchi del suo panciotto era cosparso, come dopo un picnic, di cicche, bucce, torsi di cavolo, ossa di uccellini, sugo; e la fiammeggiante foresta dei suoi capelli crepitava tra i prosciutti che pendevano dal soffitto. Lei era cosí piccola che poteva picchiarlo soltanto salendo su una sedia, e tutti i sabato sera alle dieci e mezzo lui la sollevava con un braccio e la metteva sopra una sedia di cucina perché lei potesse colpirlo sulla testa con qualsiasi cosa le capitasse sotto mano, quasi sempre un cane di porcellana. La domenica, e quando era un po' ubriaco, cantava da tenore, e aveva vinto parecchie coppe.
Il disegno che potete vedere cliccando il Cuore Che Si Pettina lo feci per un numero di un mensile molto 1986 (Lei, Condè Nast).
Credo fosse per un'uscita di tarda primavera, quindo lontana da cioccolatini e cupidi vari. Se non ricordo male, doveva corredare l'immancabile test a sfondo erotico, che in quel periodo veniva propinato continuamente e da chiunque.
Pastelli a cera e matite Caran d'Ache, originale formato A4. Il piccolo muscolo rosso si pettinava e io, con i capelli dritti d'ordinanza, lo osservavo dalla finestra. Forse precognizzavo che il mio, di cuore, stava proprio in quel momento per prendersi una lunga vacanza su una delle lune di Urano, spedito lassù da un calcio ben assestato da chi, allora, ne possedeva tutte le password.
Il disegno è stato inserito in seguito fra le "cartoline elettroniche" di Clarence, tuttora utilizzabile se cliccate qui. ;))
Mi invitano alla Trevisocomix, che è un'appuntamento affettivo e godereccio per chi i fumetti li fa, o li legge, o li critica. Dal 9 al 23 marzo 1986 si svolge l'undicesima edizione, che è dedicata alla musica in cui sono immerso in questi anni. La rassegna, infatti, questa volta si intitola "ON THE ROCK - miti, immagini, suggestioni del rock and roll".
Mi hanno chiesto di scegliere una canzone e io ovviamente ho pescato dal repertorio dei Beatles. Ho mandato una tavola ispirata a "I saw her standing there", dal loro primissimo periodo, dato che la cantavo anch'io nei concerti dei Mistoterital e continua a piacermi molto.
La tavola è compresa su questo gudurioso catalogone, strapieno di chicche rokkettare, che ha un suo titolo autonomo: "On The Rock - onde rock" (really anni '80).
![]() Brolli, Barbieri, Grassilli, Freak Antoni.xxx |
![]() xxxxxPremiazione.xxxx |
![]() xxxxGrassilli e Giacon.xxxx |
![]() Braccia rubate all'Agip. |