Posts Tagged ‘Lia Celi’

Oroscopo 2013

gennaio 2, 2013


Disegni per “il Fatto Quotidiano” del 29/12/12, ad illustrare l’orscopo 2013 di Lia Celi.
Se volete il vostro segno come regalino di buon anno, mettete qui la vostra email e io ve lo mando un po’ più grandino a 300 dpi

Chi si contenta God! Basta con i padreterni, arriva la religione CinqueStelle

giugno 28, 2012

Lia Celi

ROMA. Il nuovo dio avanza circondato da un gruppetto di credenti. Non ha barba né triangolo in testa, ma baffetti e cappellino a visiera. Da qualcuno accetta un panino, a qualcuno dà una pacca sulle spalle, si lascia perfino affibbiare calci nel sedere da chi lo critica. Si chiama Gustavo Palamita, è un contabile di Imperia ed è il primo dio CinqueStelle, cioè scelto liberamente dalla società civile, contro i monoteismi calati dall’alto di cui, secondo un’inchiesta, si fida solo un terzo degli italiani. Un dio non professionista, completamente volontario, cui i detrattori rimproverano la mancanza di competenze divine specifiche. «E’ vero, non ho mai creato un mondo,» ammette Palamita, ora in tournée nella capitale, «ma credo che sia difficile costruirne uno peggiore di questo: gira come una trottola tutto l’anno, è instabile, in certe zone è senz’acqua, in altre è coperto di ghiaccio. E Quello ci ha messo ben sette giorni per farlo! In spiaggia con secchiello e paletta ne costruisco dieci in un giorno, di mondi così.» La accusano anche di non essere in cielo, in terra e in ogni luogo… «L’onnipresenza? Facile per i Padreterni che possono contare sui voli di Stato pagati dai cittadini! Io grazie alla Rete arrivo dappertutto in tempo reale, senza costi per i miei fedeli e senzafarmi tanto pregare.»

In poche settimane la religione CinqueStelle ha conquistato stuoli di fedeli in tutta Italia: «Non vogliamo più un Dio che si finge onnipotente e poi si fa solo gli affari suoi,» afferma una signora. «Prendiamo il dio cristiano,» rincara un giovanotto, «solo perché stato una volta con questa minorenne di Nazaret e ci ha fatto un figlio, da duemila anni le fa costruire case sontuose in tutto il mondo, altro che Ruby. Per non parlare del suo vicario, che vive da Papa a spese dei fedeli ed è inchiodato alla poltrona finché campa. Gustavo è davvero uno come noi, mica come Gesù, che fa solo finta di essere un uomo normale. E chi di noi normali è mai riuscito a moltiplicare pani e pesci?». Gli scettici fanno notare che Palamita non ha ancora chiarito come risolverà i problemi più urgenti di cui un dio si deve occupare, primo fra tutti quello della morte. «Ci sto studiando,» afferma la divinità civica, «e ho scoperto che altri Paesi sono molto più avanti di noi nel trattamento dei defunti. Qui buttiamo via anche le anime usate pochissimo, come quelle dei bambini o delle soubrettes televisive, in India da millenni fanno la reincarnazione differenziata, capite che risparmio?
E su Internet ho scoperto che in Svezia c’è il life-sharing: si condivide una vita in due o tre persone, a turno, diminuendo l’impatto sull’ambiente». Stranamente, al nuovo culto manca solo la benedizione che più conta, quella di Grillo. «E chi è questo Grillo?» trasecola Palamita «Io ricevo istruzioni solo dal mio guru, Gianroberto Casaleggio».

novembre 9, 2011

mia moglie regala ogni giorno al web battute di cui almeno la metà sono migliori di quelle che senti in bocca ai principali comici tv. Se la Casina Verde ricevesse ogni volta 5 centesimi dalle persone che apprezzano il suo lavoro, avremmo finito di avere l’acqua alla gola

novembre 8, 2011

inattesa visita di Annibale e Agostino, con un bel pezzo di crescente! Non vedevo i Carracci dall’ultima festa a Cento, a casa del Guercino

agosto 16, 2011

tre illustrazioni per il racconto estivo di Lia Celi, per il Misfatto, tavoletta grafica, agosto 2011

agosto 16, 2011

tre illustrazioni per il racconto estivo di Lia Celi, per il Misfatto, tavoletta grafica, agosto 2011

agosto 16, 2011


tre illustrazioni per il racconto estivo di Lia Celi, per il Misfatto, tavoletta grafica, agosto 2011

Sarebbero vent’anni proprio oggi.

maggio 4, 2011

Redazione di Cuore, Milano, maggio 1991.

Qualche giorno prima o dopo la fondazione della Ditta. L’autoscatto l’avevo organizzato perché non ero così certo che questa bella ragazza sarebbe voluta restare con me, così mi assicuravo almeno una foto ricordo. Celi & Grassilli, established in 1991.

Meglio dei Pokèmon: i figli di Gheddafi!

febbraio 28, 2011

Lia Celi - Mentre sul leader beduino la tenda sta per calare definitivamente, i suoi numerosi rampolli si preparano a spartirsi la sua eredità più ingombrante: un colossale guardaroba di divise pacchiane che solo di naftalina costa milioni l’anno. Alcuni dei Gheddafi jr. sono già noti alle cronache italiane, ma i più interessanti sono ancora tutti da scoprire. Conosciamoli meglio!

MIRAMMAR GHEDDAFI
Nato dalla relazione fra Muammar e l’animatrice di un Club Mediterranée, sostiene che il futuro della Jamahiriya libica sia il turismo balneare: ormai è arrivata all’ultima spiaggia. La formula all-inclusive sarebbe superata: Mirammar ha realizzato i resort all-reclusive, pittoreschi bunker affondati nella sabbia, circondati di filo spinato, in cui il villeggiante può abbandonarsi all’ozio più completo, anche perché se fa un passo fuori si becca una mitragliata. Ma scegliere il personale fra gli orgogliosi beduini del deserto non è stata una buona idea: sono così orgogliosi che se il turista gli chiede di rifargli il letto, lo sgozzano seduta stante. Mirammar ha appena inaugurato una serie di piscine all’aperto, erroneamente scambiate dai media per fosse comuni: «Macché cadaveri,» ha spiegato, «erano solo bagnanti che facevano il morto».

MONAMUR GHEDDAFI
Figlio del Colonnello e una ballerina del Crazy Horse, ha una solida fama di tombeur: le donne non riescono a dirgli di no perché è ricco, fascinoso e soprattutto perché le imbavaglia. Da vent’anni corre dietro a tutte le sottane d’Europa, come dimostrano le sue numerose love story con Guardie scozzesi, Evzones greci e monsignori cattolici. Tra i suoi flirt, Stefania di Monaco, che lo lasciò dopo aver scoperto che, malgrado l’aspetto, non era un domatore di leoni psicopatico, e Carla Bruni, alla quale ispirò la tenerissima ballata Cochon, ne me touche pas ou j’appelle la police. E’ accertato che Monamur voleva la mano di Camilla Parker Bowles, ma non era una proposta di matrimonio; convinto che la donna gli avesse rubato i bagagli all’aeroporto, le augurava la pena islamica per i ladri.

MUAMMARCORD GHEDDAFI
Frutto dal matrimonio tra il Rais e la cassiera di un cineclub di Derna, fin da ragazzo ha il culto di Federico Fellini: è convinto che il maestro riminese in realtà fosse libico purosangue, e che tutti i suoi film, a dispetto delle apparenze, siano ambientati a Giarabub. In onore del suo mito, Muammarcord indossa sempre un cappello nero a larghe falde e una sciarpa bianca, e il suo passatempo preferito consiste nel radunare inermi cittadini sulla spiaggia, vestirli da clown e obbligarli con voce in falsetto a camminare in tondo suonando la tromba, oppure immergere giunoniche attrici in fontane di petrolio (l’acqua è razionata). Spera di aprire il suo paese all’Occidente per poter importare le tettone e le culone felliniane di cui la Libia per ora è sprovvista. L’Italia punta molto su di lui: è l’unico che potrebbe sbarazzarci per sempre di Sandra Milo.

VAMMORIAMMAR GHEDDAFI
Il più intrattabile della famiglia, ha ereditato il carattere irruento del padre e i tratti bruschi della madre, una pesciarola appartenente alla tribù dei Vattelapijàh. Per addolcirlo, il Colonnello l’ha inviato a studiare all’estero, esperienza da cui Vammoriammar ha tratto profitto: oggi sa insultare in diciotto lingue, bestemmia correntemente in arabo, latino, ebraico e giapponese ed è in grado di creare incidenti diplomatici con qualunque stato del sistema solare. Ha peraltro una grande capacità di mobilitare le masse panafricane: gli basta aprire bocca perché una folla inferocita lo insegua per tutto il continente. Ma ben pochi scommettono su di lui come prossimo leader, al massimo è candidabile al ruolo di controfigura di Larussa nei talk-show italiani.

MIDIAUNAMMAR GHEDDAFI
Figlio di Gheddafi sr. e della cinesina del Rabarbaro Zucca, è stato spinto all’alcolismo dagli imprenditori italiani: ansiosi di combinare affari, gli offrivano tutti giorni lauti pranzi e cene, e guai se non accettava un goccio d’amaro dopo il caffè. Oggi l’abitudine è diventata vizio, tanto che una clausola segreta degli accordi italo-libici prevedeva il pagamento di una parte dei danni di guerra in bottiglie di Genepì, e il nostro governo si è impegnato a costruire un liquorodotto che collegherà la villa di Midiaunammar alla fabbrica dello Jaegermeister. Potrebbe essere lui il successore del Rais: nei recenti disordini ha conquistato la fiducia del popolo neutralizzando con un rutto un intero squadrone di mercenari; quindi, balzato su un tank, ha arringato i cittadini con un discorso memorabile: «E se son pallida come una strassa, vinassa vinassa e fiaschi de vin». Sta di fatto che, fra tutti i Gheddafi, oggi Midiaunammar sembra quello meno ubriaco.

(dal Misfatto del 27/2/2011)

WTC: sanagola ’93

settembre 12, 2009



Una mini-commemorazione fabbricata con le poche immagini rimaste da una vacanza. Lia e R:ob su quelle torri che non esistono più.